LItalia si appresta a chiedere allUnesco di inserire lAppia antica tra i siti patrimonio dellumanità. E stato Stefano De Caro, direttore generale dellarcheologia del ministero dei beni culturali, ad avanzare in concreto la proposta ieri, nel corso dellinaugurazione dellArchivio Cederna a Capo di Bove, sulla storica consolare. E De Caro portava ieri in tasca lok del ministero. LAppia antica si presentava ieri con tutte le sue miserie e i suoi splendori. Le miserie non occorre cercarle chissà dove: basta percorrere altri cento metri oltre Capo di Bove per imbattersi nel disastro fatto dalla tromba daria del 5 novembre. Allaltezza del numero 191, e poi per altri 400 metri, lAppia continua ad essere una sorta di giungla, un ammasso di una quindicina di cipressi sradicati dal maltempo e scagliati alla rinfusa contro resti monumentali e case. La Protezione Civile del Comune si presenterà, così ha annunciato, solo lunedì prossimo, a quasi due settimane dal disastro. Nel frattempo è giungla. Ci sono per fortuna anche gli splendori, ben rappresentati ieri dalla nuova struttura creata a Capo di Bove dove per volontà dellallora soprintendente Adriano La Regina e del luogotenente sul territorio Rita Paris, un pezzo di privato (8.500 metri quadri) è stato ridato al pubblico e con loccasione è stata riportata alla luce unimportante zona termale appartenuta al feudo di Erode Attico. Lì nella palazzina che affianca i resti romani è sorto ora lArchivio Cedema, che raccoglie in modo sagace leredità del giornalista e ambientalista, nonché uomo politico scomparso nel 1996. Ieri dunque col soprintendente Bottini è stata inaugurata questa struttura di studio, che sarà aperta al pubblico ogni mercoledì (Capo di Bove è fruibile invece gratuitamente ogni giorno) per accogliere studiosi di archeologia. A disposizione ci sono 1450 faldoni lasciati da Cedema, tutta la sua biblioteca, oltre 4000 foto, più la passione tesa a difendere questo bene dellumanità, che ha il suo baricentro nellantica strada consolare continuamente oggetto di attacchi e depredazioni. In questa cornice in cui confluivano ieri i massimi responsabili dellarcheologia romana, è toccato allurbanista Vezio De Lucia lanciare una seconda proposta, immediatamente fatta propria da Italia Nostra presente col suo presidente nazionale Giovanni Losavio: organizzare entro tempo breve una marcia nella campagna romana contro lespansione edilizia. Insomma salvare ciò che resta dellAgro dagli interventi annunciati a breve dalla giunta Alemanno. Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana, se ne è detto entusiasta.