La storia dei rinvenimenti ricostruita dal titolare dell'impresa proprietaria della chiesa da recuperare La campagna riprenderà con la consulenza del prof. Zecchini Lo scavo nella chiesa di S. Quirico ha riservato una sorpresa dietro l'altra. Nella prima fase di indagini potevamo attenderci tutt'al più di trovare qualche resto della chiesa del Mille, citata in un documento del 1031; forse anche qualche lembo di edifici religiosi precedenti, di epoca altomedioevale; ma nessuno si sarebbe aspettato di trovare una serie di sepolture sovrapposte di soli bambini, la cui presenza è senza dubbio collegata a Quirico, martire bambino sotto Diocleziano e poi santo, al quale la chiesa è stata intitolata almeno dall'XI secolo. La seconda fase di scavi si è aperta con la constatazione che sotto la ritrovata chiesa del Mille, sotto la necropoli infantile e sotto i ruderi di epoca longobarda non c'era più nulla. Eravamo arrivati alla profondità stabilita (circa tre metri sotto il piano stradale) e dovevamo fermarci lì. Ma in fondo alla chiesa, nell'angolo nord-est, verso via Fatinelli, fanno capolino pochi centimetri di una pietra biancastra che sotto lo strato scuro e argilloso incontrato non può essere casuale. E, infatti, con un colpo di paletta affiorano lastroni bianchi segnati da solchi di carri, pertinenti al basolato stradale che in età augustea attraversava la città, da nord a sud, correndo più o meno in corrispondenza dell'asse via Fatinelli-via S. Donnino. Da quel momento in poi è un susseguirsi di ritrovamenti di epoca romana: vicino al fondo della chiesa emergono due canalette ben strutturate, una di epoca augustea e l'altra, costruita con lastre calcaree giallastre, di un centinaio di anni più antica; a due metri di distanza, vengono alla luce i resti murari di un maestoso edificio eretto intorno al 100 a.C. e poi ristrutturato nell'epoca di Augusto. Inoltre sotto le fondamenta del palazzo compaiono un'arteria stradale larga più di 10 metri e le tracce cospicue di case che precedono il momento (180 a.C.) della fondazione della città di Lucca. Il pensiero corre alle parole di Tito Livio. Il grande storico latino, parlando di Annibale e del console Sempronio che lo inseguiva, afferma indirettamente che Lucca esisteva già nel 217 a.C., cioè 37 anni prima della fondazione della città, ma sono pochissimi gli studiosi disposti a credergli. Le ricerche archeologiche dentro la chiesa di S. Quirico stanno dimostrando che Livio aveva ragione e che, ai tempi di Annibale, c'era già una proto-Lucca o una pre-Lucca. L'ultimo rinvenimento, altrettanto inaspettato, è quello di un mosaico a tessere bianche e nere che formano singolari motivi geometrici. Uno studio accurato condotto da Giulio Ciampoltrini (Sovrintendenza archeologica) lo ha collocato tra l'ultimo quarto del I secolo e gli inizi del II secolo dopo Cristo. Sopra, sta un crollo stratificato di intonaci parietali dipinti con vivaci motivi floreali entro riquadri geometrici. La loro ricomposizione e il loro studio sono appena agli inizi, ma si può affermare fin d'ora che si tratta di pitture rare. I più recenti saggi di scavo, opportunamente mirati, hanno poi dimostrato che in profondità si nascondono altre sorprese: straordinarie pitture ancora in situ e, sotto le fondamenta della chiesa del Mille, i resti di un altro imponente palazzo del 180 avanti Cristo. La passione che ci distingue per queste opere ci ha portato a decidere della prosecuzione degli scavi e di riprendere i lavori a breve sempre con la collaborazione del professor Michelangelo Zecchini. Sauro Barsotti, Barsotti costruzioni
LUCCA - Affiorano pitture di artisti locali
La chiesa di S. Quirico a Lucca è stata oggetto di scavi archeologici che hanno rivelato una serie di sorprese. Inizialmente, si erano aspettati di trovare solo resti della chiesa del Mille, ma sono stati trovati invece sepolture sovrapposte di bambini, la cui presenza è collegata a Quirico, martire bambino. La seconda fase di scavi ha rivelato che sotto la chiesa del Mille non c'era più nulla, ma in fondo alla chiesa sono stati trovati lastroni bianchi con solchi di carri, pertinenti al basolato stradale romano.
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