Non solo l'Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr). Per diventare restauratori a Roma e nel Lazio non c'è soltanto il centro d'eccellenza del ministero dei Beni culturali che nella capitale, da quasi settant'anni, fa scuola nel mondo. Il sistema formativo sul territorio offre infatti a chi vuole diventare specialista del settore, lauree e master universitari, insegnamenti nell'Accademia di belle arti e corsi temporanei e triennali in strutture private, a pagamento o gratuite finanziati dai fondi regionali. Eppure quello del restauro resta un mondo eterogeneo e frammentato, e la professione un'attività di nicchia che rientra nella semplice categoria degli edili. Né di preciso si sa o quanti siano i restauratori, nel Lazio e in tutta Italia. «Mai fatto un censimento» spiega Serena Morello, responsabile restauro della Cgil, «Dal dopoguerra a oggi - continua - dall'Iscr sono usciti 1.300 restauratori». Ma molti lavoratori sono invece autodidatti o si sono formati altrove. «Un po' di chiarezza - precisa Caterina Bon Valsassina, direttrice dell'Istituto superiore per la conservazione e il Restauro,l'ex istituto centrale per il restauro fondato nel 1939 - dovrebbe venire dall'approvazione dei decreti attuativi del Codice Urbani. Sono in dirittura d'arrivo i profili di restauratore, tecnici e collaboratori, la proposta sull'insegnamento nelle Università, Accademie di belle Arti e scuole di alta formazione dei Beni Culturali». Non solo. Il punto di mediazione fra i ministeri dei Beni culturali e dell'Università è la definizione di criteri di qualità, standard minimi per docenti e strutture, un ciclo unico quinquennale con il 5500-65 di Ore di laboratorio e titoli equipollenti. Una commissione dovrebbe valutare ogni anno i requisiti dei corsi di restauro, facendo piazza pulita di corsi e corsetti e titoli illusori. E dovrebbero anche ripartire i corsi dell'Iscr, per ora quadriennali - da cui escono 18 restauratori l'anno. L'ultimo bando, infatti, risale al 2006. «Conterei - prosegue la direttrice Bon Valsassina - ma non dipende solo da me, di bandire il prossimo a gennaio 2009». Sul fronte della formazione regionale, il Lazio ha anche definito i requisiti necessari per diventare «collaboratore restauratore», figura professionale per cui è necessario un corso triennale. Mentre a livello universitario si va dall'offerta di Tor Vergata, specializzata in libri e documenti antichi, dove da quest'anno parte il corso di Laurea magistrale in convenzione con l'Istituto centrale per la patologia del libro, alla Sapienza con il corso di laurea specialistica biennale sulla conservazione e il restauro degli edifici storici. L'Ateneo della Tuscia di Viterbo da 5 anni ha invece un corso per la conservazione e il restauro che «non forma restauratori, ma tecnologi», chiarisce Maria Andaloro, preside della facoltà di Beni Culturali. Mentre all'Accademia di Belle Arti di via Ripetta c'è una cattedra di restauro e partirà a breve un corso di tre anni più due. A tentare una conta di quanti siano i professionisti operativi nella regione è la Feneal-Uil con un monitoraggio interregionale di cui la Lombardia è stata capofila. Nei Musei Vaticani ci sono una quarantina di professionisti dipendenti e molti altri a contratto, nei musei comunali solo due, nelle soprintendenze statali di Roma e del Lazio 82. Ben poca cosa rispetto aliamole di lavoro. E così mentre latitano i concorsi, si ricorre alle ditte esterne. Circa 200 accreditate per la soprintendenza archeologica, 100 per i beni storico-artistici, 50 per quelli architettonici.