I beni culturali e il turismo, possono essere il volano per lo sviluppo economico in Italia à patto però che privati ed enti territoriali facciano sistema tra di loro. Il sottosegretario dei beni culturali Francesco Maria Giro, punta molto alla valorizzazione dei beni culturali che se sfruttati nella giusta maniera possono diventare anche in una situazione di recessione una risorsa formidabile cioè un'opportunità anche di tipo economico. L'Italia con 43 siti iscrittì, è lo stato maggiormente rappresentato nella lista del patrimonio mondiale. Ieri a Roma è stata organizzata una giornata di studio sul patrimonio mondiale Unesco, promossa dal ministero dei beni culturali e dal ministero degli affari esteri per cercare di capire l'evoluzione o i limiti della Convenzione, che tutela il patrimonio nazionale e internazionale ma che soffre ancora dell'insufficiente regolamentazione internazionale di alcuni settori. Attraverso il coinvolgimento degli enti territoriali e dei privati nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio italiano, si può pensare di far decollare un circolo virtuoso che possa poi garantire più posti di lavoro e un profitto per le amministrazioni e i privati coinvolti nella gestione. Secondo il sottosegretario, "il profitto va però prima individuato attraverso la selezione di progetti di qualità così come avviene all'estero". La zona archeologica di Roma, ha precisato il sottosegretàrio, "così com'è non funziona". "Bisogna ripulirla renderla accessibile in tutti suoi spazi e par fare questo non ci vogliono molte risorse ma ci vuole la volontà politica e amministrativa a investire le risorse disponibili". In realtà per fare sistema in Italia è necessario che i siti da tutelare, possano essere gestiti anche dal punto di vista della conoscenza esatta di ciò che si tutela, attraverso la convergenza di tutti gli enti interessati e delle amministrazioni. È così che nel 1997 è nata anche l'associazione delle "Città e Siti italiani del patrimonio Unesco", per migliorare la capacità progettuali delle proprie realtà territoriali e che in virtù delle crescenti competitivita dei paesi emergenti europei, cerca di estendere le politiche di valorizzazione con la sinergia delle capacità articolate a più livelli. A fare da supporto al modello Italia, per quel che riguarda le competenze, secondo Antonia Pasqua Recchia, direttore generale del ministero per i beni e le attività culturali, opera la componente di ricerca delle l'università, che con la formazione di personale altamente specializzato, garantiscono la continuità del sistema che si basa sul rapporto con gli enti di ricerca come il Cnr e l'Enea. Il patrimonio italiano quindi, deve essere sì considerato come settore strategico in chiave di sviluppo economico ma deve prima fronteggiare dei difetti nella comunicazione sociale e culturale. Spesso, infatti, non c'è consapevolezza.