Come un virus micidiale, l'abusivismo s'espande, colpisce l'isola verde e rosicchia la sua immagine di perla turistica. La raffica di sequestri; la querelle sul condono che rischia sempre più di finire sotto la scure della Consulta che, il 24 marzo, si dovrà pronunciare sulla sua presunta illegittimità costituzionale; e l'intensificazione dei controlli non frenano cemento selvaggio. Un fenomeno abnorme per una terra in mezzo al mare che ha la leadership sui mercati delle vacanze nel Sud: un incubo che scavalca i suoi confini per aprire un varco allarmato tra i tour operator in giro per l'Europa per promuovere la stagione 2004, mentre l'eco del nuovo disastro ambientale entra di prepotenza anche nel dibattito politico nazionale. Lo scenario è un tuffo al cuore. Una pletora di recinzioni e reti a maglie fitte; di pilastri e mattoni; di incannucciate e lamiere che dovrebbero nascondere gli sconci, ed invece sono la cartina di tornasole dello scempio. E poi castagneti, colline, costoni e pianori sventarti; e collinette artificiali di materiali di risulta, scorie dell'edilizia convulsa innescata dalla "febbre del condono". «C'è una sottrazione progressiva dei nostri panorami», commenta laconico Giuseppe Di Costanzo, presidente dell'Associazione termalisti. Nel frattempo le suggestioni del verde, la natura, i percorsi enogastronomici, i temi cruciali dei progetti di valorizzazione dell'immagine di Ischia in chiave-turistica, subiscono delle spallate. «Come negare che una struttura precaria, improvvisata, deturpi un'intera zona? La baracche di lamiere sono il peggiore risvolto dell'abusivismo, sono un pugno nell'occhio per il turismo che, comunque, resta il motore trainante dell'isola: lo scenario, con questo progressivo e inarrestabile impoverimento del patrimonio ambientale, è dunque molto preoccupante per l'intera economia», afferma Luciano Bazzoli, presidente isolano e regionale degli albergatori aderenti a Federalberghi. Il coro è unanime. Gli imprenditori, che hanno da farsi perdonare qualche "allargamento" di troppo nelle proprie strutture per il passato (nuovi vani, nuove camere, senza andare troppo per il sottile), hanno compreso che si sta toccando il punto di non ritorno. L'isola-metropoli non giova ad alcuno. Ma si avverte anche la necessità di un approfondimento, che tocca le questioni sociali. «Ci troviamo di fronte ad una problematica molto complessa - rileva Eugenio Ossani, presidente degli industriali del turismo ischitani - sulla quale occorre una riflessione molto ampia: l'aspettativa del condono sta inducendo soprattutto quelle persone che devono soddisfare una primaria esigenza abitativa a costruirsi una casa così come possono, alla rinfusa, in mancanza di pianificazione territoriale».