Menaggio. Il ministero dei beni culturali ha il diritto di prelazione Parco, scuderia, acquedotto, dependences e museo in vendita una dimora - museo del Risorgimento e del Romanticismo italiani e a qualcuno piace pensare che il luogo abbia ispirato l'autore di una frase immortalata in tutti i libri di scuola: «Fatta l'Italia, ora bisogna fare gli italiani». L'autore è Massimo d'Azeglio, il marchese liberale piemontese nato esattamente 210 anni fa a Torino e con casa di villeggiatura a Loveno, una casa ora proposta al mercato dei nuovi ricchi e potenti, interessati alle dimore storiche, vincolate dalle Belle Arti. Casa è un termine molto riduttivo per un compendio da 1.300 metri quadrati coperti dove s'intrecciano storia e leggende. Ultimo proprietario, la nobile famiglia Colabi ? Limentani, secondo quanto s'è appreso nel capoluogo del Centro Lario. Il resto è scritto sui libri: Massimo D'Azeglio, capo del governo, cedette il suo posto alla presidenza del Consiglio dei ministri a Camillo Benso Conte di Cavour quando fu avversato dal Parlamento perchè aveva firmato la pace con l'Austria. Fu uomo di lettere che ebbe tanto successo con «Ettore Fieramosca» e poco con opere come «I lutti di Lombardia» e se ci fossero stati i rotocalchi, sarebbe stato da copertina perchè sposò Giulia Manzoni, figlia di Alessandro, l'autore dei Promessi Sposi. Non ci sono prove che nella torre della dimora di Loveno, il marchese si rifugiasse a scrivere, a dipingere e a pensare, ma ci sono buone probabilità che il lago e il vento delle valli l'abbiano ispirato, mentre l'ambiente, tra parco piantumato con essenze rare e saloni preziosi, gli abbia consentito di incontrare gli intellettuali, gli artisti e il bel mondo dell'Ottocento, la stagione d'oro del Lario. Una stagione che, secondo gli esperti, potrebbe tornare grazie ad intenditori, nonchè nuovi esponenti del jet set internazionale, il jet set che ora profuma soprattutto di soldi e non ha timore a spenderli per acquisire patrimoni immobiliari provenienti dal passato e dai suoi fasti in cui lusso e cultura si intrecciavano. Villa D'Azeglio è uno di questi: lo Stato ha facoltà di intervenire, quando la trattativa avrà dato forma all'offerta e ne avrà stabilito la base economica, per esercitare il diritto di prelazione sull'immobile e sulle opere d'arte contenute. Per sessanta giorni, gli atti di compravendita non potranno essere perfezionati, in attesa del pronunciamento della Soprintendenza, ma sembra un'ipotesi molto remota. Sembra molto difficile che il ministero dei Beni Culturali trovi la cifra necessaria per acquistare un compendio risalente al 1.600, un mezzo castello, con villa padronale, rustici, dependences, acquedotto, scuderie, parco da 5.000 metri quadrati in cui spicca uno dei 192 alberi monumentali classificati in Lombardia, un cedro del Libano alto 30 metri e circonferenza da 6,3 metri. All'interno, mobili dell'epoca, materiali di pregio, opere dello stesso marchese che arrivò a Menaggio all'interno della rete di rapporti intessuti con i personaggi del tempo. Stretto riserbo dell'Immobiliare Valle di Bergamo sui termini economici della vendita e sulle possibilità di frazionamento. È evidente che il mercato potenzialmente interessato è quello esclusivo, ma non è detto che il destino sia solo quello abitativo. Magari una fondazione con scopi culturali e ricettivi potrebbe farci un pensierino.
MENAGGIO In vendita la villa dove si rifiugiò Massimo D'Azeglio
Il ministero dei beni culturali ha il diritto di prelazione per l'acquisto di una dimora-museo del Risorgimento e del Romanticismo italiano a Loveno, in provincia di Como. La proprietà è stata venduta e il ministero ha 60 giorni per esercitare il diritto di prelazione. La casa, con 1.300 metri quadrati di superficie, è stata costruita nel 1600 e comprende una villa padronale, rustici, dependences, acquedotto, scuderie e un parco di 5.000 metri quadrati con un albero monumentale. Il luogo è stato ispiratore di Massimo d'Azeglio, il marchese liberale piemontese, che ne fu proprietario.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo