Vent'anni di attesa per la riconversione turistica del porto di Baia. Un mare di polemiche per decidere in che modo proteggere i tesori della città sommersa flegrea dalle incursioni delle grandi navi porta-container. Nel settembre di due anni fa la svolta, con il sequestro giudiziario dell'intero bacino e la sospensione di qualsiasi attività commerciale. Dalla morsa della paralisi, dopo quella spallata, la spinta per superare i contrasti e arrivare a una sintesi, unificando gli sforzi e procedendo alla scelta dei piani di trasformazione. In questi giorni, finalmente, i passi indispensabili per puntare a una soluzione rapida della vertenza. Due i progetti rimasti in lizza, dopo una serie di confronti tecnici avviati dal Comune di Bacoli. E ieri mattina, in vista di una importante conferenza dei servizi convocata per martedì mattina nella sede municipale, i responsabili di uno dei due consorzi concorrenti - in pratica i titolari dei cantieri navali di Baia - hanno rotto gli indugi, presentando le proprie carte nel corso di una conferenza stampa convocata nella sede del circolo Savoia, a Santa Lucia. Una prima uscita interessante, per entrare nel vivo dei problemi e delle prospettive della nuova «marina» turistica flegrea. Uniti nel consorzio «Portus baianus» i proprietari dei maggiori cantieri locali (Postiglione, Omlin, Gagliotta, Lavori Industriali Navali), della società di servizi ausiliari di ormeggio e pilotaggio della società Lembo, della ditta Ramazio, della cooperativa degli operatori portuali. Con il presidente del consorzio, Alfredo Amato, il progettista professor Uberto Siola, ex parlamentare e preside della facoltà di Architettura nella «Federico II». Il piano alternativo, proposto dal consorzio «Asterias» (duecento soci, presidente Vincenzo Carola) non sarà presentato prima della conferenza dei servizi di martedì mattina. Di certo, al di là della comprensibile fibrillazione procedurale fra i due gruppi concorrenti, si può dire che la maratona per la scelta del progetto vincente sia vicina al traguardo, e che nel giro di qualche settimana conosceremo i dettagli dell'approdo alternativo flegreo. Ma veniamo al disegno degli industriali («operatori storici del porto di Baia», si sono definiti nella lettera di convocazione della conferenza stampa. Trecento posti-barca aggiuntivi rispetto alla realtà esistente dei cantieri, occupazione per almeno 50 persone, per altre 200 nelle attività dell'indotto, monte-investimenti previsti per 25 milioni di euro. «Ma il dato più significativo è rappresentato dalle caratteristiche dell'intervento, nel pieno rispetto delle tradizioni produttive locali e, soprattutto, del rispetto per i delicati equilibri ambientali dell'area costiera», ha spiegato il professore Siola. Nei piani dei progettisti, la nuova marina di Baia dovrebbe diventare un'isola turistica, protetta dai flussi caotici del traffico estivo (che sarebbero deviati da Lucrino alle rampe del Castello), attrezzata con strutture ricettive, ristoranti, un albergo da 60 camere. E ancora, collegata con servizi di trasporto leggero (navette, bus elettrici, aliscafi, metrò del mare, treni di linea) al sistema dei musei, dei monumenti, dei parchi archeologici dei Campi Flegrei. Fra le curiosità, nel solco delle attività tradizionali vincenti, un settore per il restauro e la manutenzione delle barche d'epoca.