Coro e orchestrali in corteo: la protesta sulle note di Va pensiero e linno di Mameli Concerto di Mehta con gli studenti il 24: Bondi verrà alla prima pietra dellauditorium Una manifestazione clamorosa, a cui ne seguiranno altre se lesito dellincontro, oggi, a Roma, tra Bondi (che presenterà il decreto nei dettagli) e i sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche avrà, come si suppone, un esito tragico. Una potrebbe coinvolgere il maestro Zubin Mehta, che ha dato la disponibilità ad un concerto il pomeriggio del 24 novembre, giorno in cui il ministro stesso dovrebbe porre la prima pietra del nuovo teatro alle Cascine. Il concerto potrebbe tenersi in una sedie universitaria, per trovare un trait dunion tra la protesta contro i tagli alla ricerca e quella contro la mannaia che sta abbattersi per abbattersi sulla cultura e lo spettacolo: forse lUniversità di Novoli, forse il polo scientifico di Sesto. Lorchestra, intanto, marcia e suona. La gente si affaccia alle finestre e applaude, i turisti fanno le foto, cè anche chi si unisce alla fanfara. I ballerini di Maggiodanza improvvisano trenini a ritmo di samba, cè chi si lancia in acrobatiche prese innalzando leggerissime danzatrici nellaria. In testa al corteo, gli striscioni. «Convinciamo Sandro Bondi che il teatro non (h)a(f)fondi». «Antognoni, Gila, Baggio e una firma per il Maggio»: la petizione on-line (www.maggiofiorentino.com) che chiede leccellenza per il teatro fiorentino va con il vento in poppa verso le 4 mila firme da tutto il mondo. Cominciano a essere in molti a rendersi conto che se continuerà così «il Comunale - dice Massimo Vagaggini, macchinista e delegato Cgil - sarà un involucro vuoto di produzioni e personale». La situazione è così compromessa «che i privati non investiranno più in fondazioni morenti» lamenta Carlo Mella, responsabile del fund raising; Leone Barilli, ballerino di Maggiodanza, non ha mezze misure: «Le prime teste a saltare saranno quelle della nostra compagnia. Da anni non si fanno più concorsi». Vivere in una Firenze senza Maggio «sarà come vivere in una casa senza luce» dice il corista Giovanni Mazzei, mentre Andrea DAmico, trombone, 25 anni, il più giovane dellorchestra, trema per il mutuo da pagare. Ma anche altre istituzioni sono attese al varco dal buio. LOrchestra della Toscana, ad esempio: nel corteo sfila anche il presidente Rosa Di Giorgi, che si adopererà per inviare una lettera al presidente della Repubblica a nome di tutti i lavoratori di teatri e istituzioni concertistiche, daccordo con i sindacati. «A Roma dovrebbero rendersi conto che i soldi provenienti da questi tagli saranno una goccia nel mare del risanamento, ma per noi vogliono dire vita» dice Susanna Pasquariello, violinista dellOrt. Cè anche una folta rappresentanza del teatro della Pergola che, in extremis, apre le porte del saloncino allassemblea con i segretari nazionali dei sindacati di spettacolo: lauditorium della Regione non è disponibile e, allimprovviso, viene cambiato anche il tragitto della manifestazione. Non più via Cavour, ma piazza San Marco e via della Colonna. Qualcuno protesta, «è proprio vero la cultura fa paura: perché non farci passare dai luoghi più affollati dove la gente può ascoltarci ed esserci vicina?». Qualcun altro mugugna «perché della direzione del Maggio non si è fatto vedere nessuno?». Al Saloncino, oltre ai sindacalisti nazionali (la Fials minaccia una lotta senza quartiere, scioperi compresi), ci sono anche gli assessori alla cultura Cocchi (Regione) e Giani (Comune): solidali con chi protesta contro «questa inammissibile fuga del governo dalla cultura» dice il primo, «contro un ministero che abbatte i finanziamenti ma fa sue molte delle risorse provenienti dallo sbigliettamento di Uffizi e Accademia» aggiunge Giani. Luciano Di Labio, ex percussionista del Maggio, neopensionato ma sempre sulle barricate sindacali, scuote la testa: «Un anno fa la nostra orchestra veniva accolta da un trionfo al Musikverein di Vienna, una delle più prestigiose e severe sale da concerto del mondo. Ora invece ci chiediamo se, domani, saremo ancora qui».