La valanga di parole e promesse spese per la ristrutturazione e la definitiva messa a disposizione del pubblico della Fortezza Santa Barbara continua a ingrossarsi. Tra i corridoi della politica se ne parla, senza far niente di concreto, dal lontano 1973. Era il 15 gennaio quando l'allora assessore alla pubblica istruzione Renzo Bardelli, poi diventato sindaco e oggi consigliere provinciale d'opposizione per il gruppo "Italia dei Valori per la politica etica", presentò al consiglio comunale una relazione dal titolo "Fortezza Santa Barbara: proposte di utilizzazione del complesso monumentale". Sono passati ben 35 anni, ma la situazione non si è mai sbloccata. Fino a ieri sembravano esserci due milioni di euro pronti per essere impiegati in un piano di recupero che stentava a decollare. Oggi, non è più così. In sostanza, non c'è alcun tesoretto accantonato. Dopo aver ricevuto gli opportuni chiarimenti dalla Soprintendenza ai beni artistici e architettonici di Firenze, Prato e Pistoia, a cui la Fortezza è appunto affidata dallo Stato in quanto bene demaniale, emerge infatti che i due milioni di euro stanziati non esistono e che il cosiddetto "piano di recupero" altro non sarebbe che uno studio di fattibilità. Insomma, il futuro della Fortezza si complica ulteriormente. «Non solo non esistono due milioni di euro disponibili - ci riferisce una fonte ben informata della Soprintendenza -, ma non ci sono nemmeno 50 centesimi. Nel senso che ci sono solamente delle buone intenzioni sotto il profilo politico, ma siamo in completa assenza di qualsivoglia impegno di spesa. Nel momento in cui questa Soprintendenza sapesse dell'esistenza di disponibilità economiche certe, non esiterebbe certamente a consegnare un programma d'interventi». Da Firenze chiariscono anche che non esiste nemmeno un piano di recupero: «Esiste invece - spiegano - uno studio di fattibilità a cui è abbinato un quadro economico su quanto potrebbe costare l'intero progetto di valorizzazione della Fortezza, circa 18 milioni di euro. È vero che sarebbe prevista una prima fase, per una spesa di circa due milioni di euro, destinata al solo restauro delle strutture esistenti». In realtà, tutto è subordinato al raggiungimento di un accordo tra la stessa Soprintendenza con la Direzione regionale ai beni culturali e ambientali, gli enti pubblici locali (Comune, Provincia e Camera di Commercio) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia avente quale obiettivo principale la cogestione futura del complesso monumentale attraverso la costituzione di una fondazione pubblico-privata. «Capirete bene - ci dicono dalla Soprintendenza - che in assenza del protocollo d'intesa non ci potrà essere la ricerca dei finanziamenti per la prima fase. Così come, sempre senza protocollo d'intesa, non si potranno utilizzare eventuali finanziamenti per l'elaborazione di un progetto esecutivo. E senza progetto esecutivo, evidentemente, sarebbe impossibile far partire i lavori». La matassa, dunque, è ingarbugliata. «Anche perché - ammettono dalla Soprintendenza - tra tutti i soggetti in gioco non siamo ancora riusciti, purtroppo, a costruire un percorso comune che ci consenta di arrivare a definire la cogestione futura e, quindi, di permettere alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia di mettere a disposizione eventuali risorse economiche». Inoltre, a complicare le cose ci si mette anche la normativa nazionale, che prevede numerose difficoltà da affrontare e risolvere nel caso in cui si vogliano costituire soggetti misti per la gestione di beni demaniali, come sarebbe appunto la fondazione che si vorrebbe far nascere per la Fortezza Santa Barbara. «È un tema - ci rispondono dalla Soprintendenza - sostanzialmente nuovo e di non facile applicazione. Ne è una dimostrazione il fatto che in Italia esistono solamente due precedenti di questo tipo, entrambi in Piemonte: il museo egizio di Torino e il castello sabaudo della Venaria Reale».