Cemento selvaggio a Ischia senza tregua: i cantieri fuorilegge, i nuovi sequestri (ormai un migliaio negli ultimi otto mesi), i controlli più severi e le polemiche viaggiano in queste ore a gran velocità. L'equazione condono-abusivismo è sempre più evidente e, proprio contro il nuovo colpo di spugna, arriva una pesante bordata che non ha precedenti in Italia: il presidente del tribunale ischitano (sezione staccata di Napoli), Albino Ambrosio, ha inviato ieri mattina alla Corte Costituzionale un provvedimento di dichiarazione di illegittimità costituzionale di tutto il cosiddetto "condono ter". A differenza dei ricorsi presentati dalla Regione Campania e da altre Regioni, relativi alla presunta violazione della competenza regionale in materia, il giudice Ambrosio è entrato per la prima volta nel merito e, con un'ordinanza letta ieri al termine di un'udienza sul tema, ha dichiarato «di ufficio rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 32 del titolo II del decreto legge 269 (il condono, appunto, ndr), convertito con legge 24 novembre numero 326, con gli articoli 3 e 112 della Costituzione». La decisione è stata sostenuta da una articolata disamina della legislazione "condonistica" che avrebbe dovuto rappresentare «la palingenesi della programmazione e del buon governo del territorio ponendo fine all'abusivismo di massa», ma si è dimostrata «del tutto fallimentare». I condoni dell'85 e del '94 hanno prodotto guasti permanenti «in ragione - si legge nell'ordinanza - delle perverse prassi (omissive) adottate dalle pubbliche amministrazioni che avrebbero dovuto fungere quale primo e principale presidio esecutivo del ripristino della legalità». I falliti obiettivi «che il legislatore si proponeva e che avevano indotto la Corte a ritenere la conformità costituzionale del secondo condono, non possono essere oggi di supporto al terzo analogo provvedimento». Per il presidente Ambrosio, grazie al condono, si è sviluppata «una fondata aspettativa d'impunità» e si è addirittura incentivato il ricorso all'abuso; una disciplina che appare, dunque, «irragionevole», e che ha finito «col vanificare del tutto le norme repressive». Il terzo condono, poi, ha «perso i caratteri di straordinarietà e eccezionalità», perché ispirato «esclusivamente da finalità del tutto contingenti di ordine finanziario». Inoltre ripropone e riproduce «le illusioni - conclude Ambrosio - la struttura, i modelli concettuali, le prassi esecutive, i destinatari e la non punibilità dei reati». Illusioni che alimentano l'allarme per gli effetti e i paradossi indotti dall'orgia edilizia, a più livelli. Pasquale Di Massa, consigliere comunale di minoranza a Barano, rileva come «l'estrema gravità del fenomeno non è stata compresa dai cittadini, mal indirizzati dai sindaci, che non posso ignorare di aver previsto le conseguenze del condono. Con il Piano paesistico in vigore - precisa Di Massa - chi ha costruito in zone di tutela integrale, a Chiummano, allo Schiappone, al Cretaio, a Zaro e sul monte Epomeo, non ha alcuna possibilità di ottenere la sanatoria. Neppure lo Stato potrà concederla. Il danno è enorme. Bisogna dissuadere le persone a costruire. Senza calcolare le oblazioni molto salate che bisogna pagare: soldi che vanno in parte allo Stato e in parte ai Comuni che, senza dirlo, attendono questa manna per mettere in moto i meccanismi di una pubblica amministrazione bloccata».