La bella addormentata batte le ciglia, sta per svegliarsi. Se per metafora la fanciulla dormiente è la Pinacoteca di Brera, i panni del principe azzurro li veste per una volta il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi. Che ieri a Palazzo Litta, presentando recentissime acquisizioni della Braidense finanziate dal ministero, ha promesso entro l'anno un imponente programma di valorizzazione per grandi musei: un «bacio» che potrebbe destare dal sonno anche la nostra pinacoteca nazionale in coincidenza con il suo bicentenario di fondazione, che cade nel 2009. Il primo passo è stato appena compiuto e annunciato ieri: sono arrivati due nuovi acquisti di qualità per Brera, esposti al pubblico solo per pochi giorni a Palazzo Litta in attesa di una sistemazione permanente in galleria. Due i nuclei di opere, che su iniziativa del Direttore regionale per i beni culturali della Lombardia Gino Famiglietti vanno ad arricchire il patrimonio braiden-se: una coppia di tavole toscane del XIV secolo, San Lorenzo e San Giovanni di Spinello Aretino, e uno straordinario gruppo di 152 piccoli Autoritratti appartenuti all'insolita collezione di Cesare Zavattini. «Epoche diverse, luoghi diversi, ma la distanza è apparente», spiega Sandrina Bandera, Soprintendente per i Beni storici e artistici a Milano e in Lombardia. «Entrambe le acquisizioni si adattano al dna di Brera, che come museo nazionale deve spaziare attraverso la storia e la geografia». Sempre secondo Bandera, i due pezzi gotici e il corpus di dipinti za-vattiniani hanno in comune il gusto per la sperimentazione fuori dagli schemi. Nella pittura toscana di fine Trecento, Spinello Aretino si distingue per colori brillanti, robusto plasticismo, immediatezza . Molto di più si distingue però la figura di Cesare Zavattini nel panorama intellettuale del secolo scorso: giornalista, narratore, pittore, sceneggiatore di film (da «Miracolo a Milano» a «Sciuscià») e fumetti, spirito poetico e anticonformista. «Le opere della sua collezione ci dicono molto dell'atteggiamento innovatore di Zavattini», prosegue la Soprintendente. «Conosceva molti artisti e a ciascuno chiedeva un autoritratto: di dimensioni minime, formato cartolina, in linea con il suo gusto di rompere gli schemi». Arrivò a possederne più di 1.500: i quadrettini tappezzavano le pareti del suo studio romano. Dopo la dispersione della raccolta sul mercato dell'arte nei tardi anni 70, un nucleo di 152 tra questi piccoli capolavori arriva a Brera: un blocco notevole per nomi e qualità. Da un classicheg-giante De Chirico a un tagliato Lucio Fontana, da un umoristico Bruno Munari a un fotografico Pistoletto, da un futuristico Depero ad un concettuale Schifano. A Palazzo Litta ce n'è esposti una ventina, anche Guttuso, Baj, Giacomo Balla, Capogrossi, Campigli. Un assaggio in attesa di vederli tutti sistemati a Brera, dove l'anno prossimo sarà quello della riscossa. «Non posso dire ancora molto, aspettiamo la presentazione ufficiale del programma del bicentenario», si schermisce Bandera. Ma intanto le sfuggono tre nomi: Caravaggio, Raffaello, Crivelli. Brera rinasce? Miracolo a Milano.