Manca solo una firma e ormai è davvero questione di giorni, dopo quattro anni di «ritardi». Governo e Comune hanno trovato l'accordo politico ed economico (s'inizia con 1,6 milioni) per la Grande Brera: l'Accademia si trasferisce dal 2009 nella caserma Magenta di via Mascheroni. La Pinacoteca raddoppia nella sede storica, la gara per il restyling sarà chiusa in primavera, entro l'anno saranno affidati i lavori e i cantieri chiuderanno entro il 2015. Date simboliche: nel 2009 si festeggia il bicentenario di Brera e in prospettiva c'è l'Expo. Ecco: soprattutto per l'Expo, sottolinea il ministro Sandro Bondi, «dobbiamo realizzare grandi opere culturali». E ancora: «Parte da Brera la rivoluzione dei musei italiani. Sarà un modello». Lunedì milanese, come il precedente, per il ministro ai Beni culturali. Bondi inaugura il suo ufficio a Palazzo Litta, presenta i nuovi acquisti della Pinacoteca e da per concluso un percorso iniziato nel 2004 dagli allora ministri Urbani e Moratti (Brera divisa tra centro e Bovisa) e già rivisto dal governo Prodi (Brera in caserma). Insomma: quattro anni di progetti e polemiche. Risultato: il nuovo protocollo d'intesa sarà firmato ancora da Letizia Moratti. E stavolta da sindaco. Cerchio chiuso. È un'istituzione vecchia e ferma, Brera. Fa 200 mila visitatori l'anno ed è quarantesima nella classifica dei poli d'arte italiani nonostante Raffaello, Mantegna, Caravaggio... Bene: diventerà «dinamica» assicura la Soprintendente Sandrina Bandera. Accattivante. Sarà rivisto l'allestimento, nelle sale troveranno spazio molti capolavori in deposito (da Nuvolone a Procaccini) e poi sono previsti caffetteria, aree-mostre e il recupero dei collegamenti con la chiesa di Santa Maria. Intanto, nella Pinacoteca si tinteggia, sono arrivate «pareti mobili» per dipinti leonardeschi e a breve sarà presentato il nuovo sistema d'illuminazione. Ma per Roberto Ruozi, presidente del Touring club, il museo «dovrebbe chiudere per due anni ed essere completamente ripensato». Brera vuole rinascere, diventare «motore turismo e sviluppo. Certo, «i tempi non sono brevi ma è già un successo aver concluso l'accordo», osserva il direttore regionale Gino Famiglietti (prossimo a lasciare l'incarico). E un'altra impresa s'annuncia la realizzazione della Biblioteca europea a Porta Vittoria, inserita nel protocollo: «Richiede un grande investimento, sto studiando le forme possibili per finanziarla» dice Bondi. Ma la linea è chiara: «È un'opera importantissima, può diventare un fiore all'occhiello del nostro Paese».