N on senza sollievo si è letta sulle pagine del Tirreno la notizia dell'ennesimo fermo della magistratura agli scempi perpetrati dall'attuale amministrazione comunale. Da tempo in ansia per le sorti del patrimonio dei beni culturali e architettonici di questa già ampiamente devastata città nel corso della storia passata, siamo riusciti a destare l'attenzione della stampa nazionale tramite l'intervento di acclamati intellettuali italiani, tutto però nel silenzio assordante di una giunta che prosegue, con puntigliosa perseveranza, nei propri sbandamenti amministrativi e procedurali tramite lo sfoggio di una granitica indifferenza. Nessun sussulto di responsabilità, nessuna legittima attenzione, nessuna sensibilità culturale, nessuna doverosa concessione alle tante voci di dissenso dell'opinione pubblica livornese e delle minoranze che su quotidiani, siti e perfino nelle sedi consiliari, hanno manifestato la loro preocuppazione e la loro indignazione verso i reiterati attacchi di questa giunta ai beni pubblici della città di Livorno. Dovevamo attendere il sigillo della magistratura perché tanta baldanzosa indifferenza, supportata da una supposta ineccepibilità degli atti procedurali, bloccasse l'empito di una operazione edilizia dai contorni degni dei palazzinari romani degli anni Cinquanta a ridosso del prezioso recinto urbano sovrastato dalle Terme della Salute. Purtroppo, dopo qualche rapido sospiro di sollievo, l'insistenza devastatrice derivante da una determinazione urbanistica demandata all'improvvisazione e all'ignoranza di qualsiasi codice civico, rigettava nello sconcerto non solo chi scrive, ma tutta una larga fascia di cittadini minacciati dalla perdita delle loro bellezze architettoniche e delle memorie più sacre: la vista delle ruspe di fronte all'Odeon lasciò tutti noi nella miserevole certezza di essere ripiombati all'epoca del "piccone demolitore", tipico della più cupa disattenzione amministrativa nei confronti del patrimonio pubblico. E a nulla sono valsi i richiami al valore storico del manufatto che si andava abbattendo, proprio nell'imminenza dell'anno del futurismo, e ancora alla delicatezza storica dell'area. A nulla è valso l'appello alle memorie storiche conservate nel Cimitero degli Inglesi per fermare un operazione urbanistica che proprio una autorevole voce della giunta comunale definiva: (citazione) "una seria operazione di sistemazione urbana": strana definizione quest'ultima di un vero e proprio scempio. La notizia dello stop imposto dalla magistratura ai lavori dell'Odeon apre dunque almeno un arcobaleno in questo inquietante e inarrestabile scenario di tempeste urbanistiche che si stanno abbattendo sulla città di Livorno: l'auspicio che ne deriva non può che essere quello di una revisione attenta e responsabile da parte degli organi competenti dell'intera trafila procedurale relativa ad uno scempio davvero apicale nello scenario dell'urbanistica nazionale, riguardo al quale contiamo ancora in un prossimo futuro di sollevare la reazione di sempre più ampi strati dell'intellighenzia italiana. Dario Matteoni
LIVORNO - Stop allo scempio dell'ex Odeon e al piccone demolitore della giunta
La città di Livorno è stata colpita da un nuovo fermo della magistratura per gli scempi perpetrati dall'attuale amministrazione comunale. L'intervento della stampa nazionale ha destato l'attenzione su questo problema, ma la giunta comunale sembra indifferente e non ha mostrato alcuna sensibilità culturale. La magistratura ha imposto uno stop ai lavori sull'Odeon, un manufatto storico e architettonico, che era stato destinato a essere demolito. Questo stop apre un arcobaleno di speranza per una revisione attenta e responsabile della procedura urbanistica, che potrebbe portare a una reazione di sollevamento da parte dell'intellighenzia italiana.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo