Altre volte mi sono soffermato sulla difficile situazione che oggi vive Palermo, forse peggiore di quella del triste periodo del sacco della città. Ricordate che cosa avvenne 50 anni fa? Per esempio, con un iter politico-amministrativo di soli tre giorni si demoliva in una notte la villa Deliella in Piazza Croci. Certo non sarò io a rimpiangere quei tempi, ma va anche ricordato che il sacco di Palermo si inserì in un tempo nel quale il nostro Paese viveva una fase di vero e proprio boom economico. Trovava allora lennesima conferma, come ci insegna Pierluigi Ciocca, la regolarità empirica osservata in passato: il divario di reddito del Meridione si riduce allorché lintera economia italiana è in crescita. Accanto al sacco infatti vi erano se non altro i mille cantieri delledilizia che certo rovinarono la città cementificandola oltre ogni ragionevole limite e rendendola irriconoscibile, ma diedero anche lavoro a molti, favorendo anche il processo di intensa urbanizzazione di quegli anni. Oggi invece la situazione di Palermo si iscrive in un contesto di scarsità di risorse e di mancanza di lavoro aggravati in questi ultimi mesi da una crisi internazionale che Dio solo sa dove ci porterà e quando ne usciremo. Il buio per le strade non sarà certo quello di Catania, ma è altrettanto grave soprattutto nelle zone in cui per motivi tecnici non è più possibile riparare la rete dellilluminazione pubblica, attivata a punti alterni e quindi sostanzialmente inesistente. Il traffico purtroppo lo conosciamo bene. Basta citare per tutti il nodo di piazza Indipendenza per capire di cosa stiamo parlando. Dobbiamo ringraziare il cielo che il nostro clima fa divenire la pioggia a Palermo un fatto effimero, di pochi minuti, al più di un quarto dora; altrimenti gli allagamenti sarebbero allordine del giorno, come del resto avviene puntualmente a Mondello. La vicenda Td Group è nota a tutti, ma già non se ne parla quasi più: i rimborsi saranno fatti? E da chi? E quando? Ora si riparla di targhe alterne, ma manca sempre quel "piano traffico", la cui inesistenza è stata la motivazione di fondo della sentenza del Tar che ha annullato quel progetto cervellotico. Non parliamo delle municipalizzate, delle polveri sottili, dei musei chiusi, dei disservizi nei trasporti, nella scuola, negli ospedali. Credo che tutti condividiamo ormai limmagine e la sensazione di una città in uno stato di degrado senza precedenti, praticamente abbandonata a sé stessa, allinterno della quale emergono, in negativo sintende, i terribili ghetti periferici ad alto rischio. Certo si obietterà che non tutte queste cose dipendono dal sindaco e dalla sua amministrazione. Ma si vocifera che egli è sempre più spesso assente da Palermo e che appena può si allontana per qualche viaggio. Come dargli torto? Lo faremmo volentieri tutti. In questi anni abbiamo assistito allavvicendarsi di un personale politico del tutto sconosciuto ai più. I nomi di questi signori sono divenuti noti solo dopo il loro affacciarsi alle cariche politiche. Essi hanno percorso un cursus honorum allinterno dei partiti, culminato poi nellaccesso al consiglio comunale, agli assessorati, addirittura alla carica di primo cittadino. Persone dunque note nella politica, sconosciute nella società civile. Ora se guardiamo alla sequela storica dei sindaci di Palermo del Novecento, notiamo che una frattura in questo senso si è determinata esattamente cinquantanni fa. Nel 1958 al professor Gioacchino Scaduto, ordinario di diritto civile e preside della facoltà di giurisprudenza, e allingegner Luciano Maugeri, capo del dipartimento delle Ferrovie dello Stato, si sostituì come sindaco Salvo Lima, appunto allora noto alla politica, ignoto alla città. Per riavere una persona nota alla città prima che alla politica bisognerà aspettare un quarto di secolo, allorquando nel 1983 ascende alla carica di sindaco la professoressa Elda Pucci, notissima pediatra palermitana. Dopo di lei si ripiomba nella sequela degli anonimi fino alla vicenda, del resto fin troppo nota, di Leoluca Orlando, figlio di un celebre avvocato e docente universitario, e professore egli stesso di diritto pubblico. Ora la modesta proposta conclusiva è esattamente questa: perché non potremmo tornare a un criterio ante 1958? Perché non sarebbe possibile oggi, in previsione delle prossime scadenze, scegliere un candidato sindaco che sia noto alla città prima che alla politica? Qualcuno cioè che si sia guadagnato gli allori di persona limpida, onesta e capace nella vita civile e che sia disponibile a spendere questo patrimonio in una vicenda politica al servizio della città e dei cittadini. Sarò ingenuo, ma credo che questa strada possa e debba essere percorsa da una città ancora degna di questo nome, che abbia finalmente voglia di riabilitarsi e di ricominciare a camminare.
PALERMO - URBANISTICA: Il cursus honorum di chi guida la città
Il testo esprime preoccupazioni per la situazione di Palermo, paragonandola a quella del sacco della città del 1943. Il testo ricorda che il boom economico del dopoguerra non ha ridotto il divario di reddito tra il Meridione e il resto d'Italia, e che la demolizione della villa Deliella in Piazza Croci nel 1958 è stata un esempio di come la politica possa essere carente. Oggi, la città è affrontata da una crisi internazionale, una scarsità di risorse e un mancato lavoro, e il traffico è un problema persistente. Il testo lamenta la mancanza di un piano traffico e la situazione dei trasporti, della scuola, degli ospedali e dei musei chiusi.
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