La Campania cerca casa. Potrebbe essere questo il senso sotteso al convegno tenutosi ieri alla Città della Scienza. Al di là di un suo significato meramente politico, il convegno "Abitare in Campania. II conferenza sulle politiche abitative regionali" organizzato dalla Regione, ha posto alcune questioni utili allente regionale (cui sono devolute le questioni in materia di politiche abitative) a riorganizzare le idee in vista della redazione definitiva di un Piano Casa meno velleitario e incerto di tutte le strategie finora messe in campo. È opportuno ricordare che, con il 4 per cento di case popolari sul totale delledilizia residenziale, lItalia è allultimo posto in Europa e che, anche in Campania, a partire dagli anni Novanta cè stata una diminuzione del 95 per cento di questo tipo di offerta abitativa. Su questi temi si possono trarre utili indicazioni dalloccasione offerta dallultima Finanziaria, come la possibilità di inserire ledilizia residenziale sociale tra gli standard urbanistici o la previsione di premialità edificatorie nei piani regolatori, nonché le prospettive associate alla legge 1332008 di conversione del decreto legge 112 e al Piano Casa del governo. Si tratta, in sostanza, di nuove norme che stanno riconfigurando le politiche abitative e il comportamento degli operatori tradizionali delledilizia residenziale sociale (Iacp, cooperative e imprese), costretti a rivedere il loro approccio anche di fronte alla comparsa di nuovi soggetti attuatori, come le fondazioni bancarie. In attesa di un Piano Casa regionale, è utile riflettere, però, sulle premesse e sulle analisi tecniche da cui si dovrebbe ragionevolmente partire, per la sua redazione. Secondo i documenti messi a disposizione dalla Regione, il cosiddetto "disagio abitativo", ad esempio, si distribuisce secondo quattro fasce (alto, medio-alto, medio-basso, basso); la conseguente mappatura, però, non può che suscitare qualche dubbio. Tra i Comuni a disagio abitativo "alto" vengono incluse aree di pregio come Sorrento e Massalubrense, accomunate improvvidamente a realtà urbane come Casal di Principe o Cardito, anchesse a disagio abitativo alto. Secondo la Regione, infatti, con la definizione di "disagio abitativo" si intende la condizione della popolazione di un determinato territorio ad accedere ai due mercati della proprietà e della locazione, misurata attraverso le dinamiche dei prezzi e dei redditi. È chiaro che, partendo da queste premesse si giunge a un quadro del disagio quanto meno alterato e foriero di politiche errate che non interpretano né le vocazioni dei territori, né i valori ambientali e dei diversi paesaggi, né la qualità della vita a parità di condizioni al contorno, né tutti i parametri cosiddetti immateriali. Appare più convincente, invece, la volontà della Regione di dare priorità alla riqualificazione e alla "densificazione" di aree già in parte urbanizzate e di abbandonare, di conseguenza, la logica di grandi nuovi insediamenti popolari, orientandosi verso la rimodellazione e riqualificazione dellesistente e innesti di tipologie "diffuse" di nuove abitazioni che possano essere maggiormente integrate con i tessuti urbani preesistenti.
NAPOLI - URBANISTICA: Cercando casa si trova un piano
La Regione della Campania ha organizzato un convegno per discutere delle politiche abitative regionali. Il convegno ha posto questioni utili per riorganizzare le idee per la redazione di un Piano Casa. La Campania ha solo il 4% di case popolari, il che la pone allultimo posto in Europa. La regione ha deciso di dare priorità alla riqualificazione e alla densificazione di aree già urbanizzate, piuttosto che di costruire nuovi insediamenti popolari. La Regione ha anche deciso di inserire l'edilizia residenziale sociale tra gli standard urbanistici e di previsione di premialità edificatorie nei piani regolatori.
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