Repubblica ha pubblicato la scorsa settimana una accanto allaltra, a diretto e certo non casuale confronto, due pagine di dichiarazioni opposte intorno al possibile futuro di Milano. Su una, le dichiarazioni della volontà dei responsabili dellamministrazione comunale di aumentare di 700mila abitanti la città e gli indici di edificabilità urbana; sulla pagina accanto unopinione assai diversa. La cultura architettonica europea sostiene da sempre soluzioni agli antipodi della deregulation A meno di ricorrere alla deportazione forzata o di mettere a disposizione dei cittadini alloggi a bassissimo costo mi sembra del tutto astratto pensare a un aumento così notevole e improvviso della popolazione del Comune. Dallaumento della densità edilizia gli unici a godere sarebbero gli speculatori immobiliari mentre la città ne risulterebbe definitivamente disastrata. Di conseguenza, anche per quanto riguarda il 2015 trovo sarebbe consigliabile, data la crisi di denaro e di idee, limitare il proprio impegno alla risposta più stretta possibile degli impegni presi intorno al tema centrale provvedendo al miglioramento del trasporto e allospitalità necessaria che certo non riverserà su Milano folle incontenibili di visitatori; e provvedere magari alle necessità già oggi esistenti di alloggi a basso costo. Sulla pagina di fronte Repubblica pubblicava unintervista a Renzo Piano, che i successi americani hanno reso particolarmente autorevole in Italia. Le sue opinioni (sia pure espresse con prudenza) sembrano condurre a conclusioni opposte a quelle dellassessore allUrbanistica, abbracciando le tesi che la parte ragionevole della cultura architettonica europea sostiene da una trentina danni: opposizione allideologia della deregolazione, al consumo indiscriminato di territorio della città infinita, ricostruzione critica della città europea allinterno dei suoi limiti consolidati con una politica di utilizzazione delle aree dismesse, incentivazione del trasporto pubblico, resistenza allo svuotamento dei centri storici dalle abitazioni, mantenimento delle mescolanze sociali e della multifunzionalità compatibile, politiche ambientali non orientate a mettere solo gerani sui balconi. Si tratta di due posizioni opposte a proposito delle quali la cultura della città di Milano dovrebbe essere chiamata ad aprire (al di là dei colpi di mano delle maggioranze politiche) una discussione aperta nellinteresse collettivo. Senza mitologie e senza eccessivi compromessi, con passione, buonsenso e fiducia in un futuro meno radicalmente economicista nella costituzione dei valori da perseguire. Molte cose assai giuste sono state aggiunte ieri da Gae Aulenti nella sua intervista: posso solo dire di essere daccordo con lei.
MILANO - URBANISTICA: come godono gli speculatori
La Repubblica ha pubblicato due pagine di dichiarazioni opposte sul futuro di Milano. Una pagina sostiene che l'amministrazione comunale dovrebbe aumentare la popolazione di 700.000 abitanti e aumentare gli indici di edificabilità urbana. L'altra pagina, invece, sostiene che questo aumento sarebbe dannoso per la città e che la cultura architettonica europea sostiene soluzioni più restrittive. L'intervista a Renzo Piano, pubblicata sulla pagina di fronte, sembra condurre a conclusioni opposte a quelle del sottosegretario all'Urbanistica. La discussione sul futuro di Milano dovrebbe essere aperta e basata sui valori collettivi, senza mitologie e compromessi. Gae Aulenti ha aggiunto cose giuste nella sua intervista.
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