CITTÀ DEL VATICANO Nella Cappella Sistina Michelangelo, oltre agli affreschi, scolpi anche due elementi decorativi marmorei, un candelabro e un capitello inseriti nella cancellata che divide l'area liturgica della cappella dallo spazio aperto al pubblico. Lo rivela il professor Arnold Nesserlath, direttore della sezione arte bizantina, medievale e moderna dei Musei vaticani. Secondo lo studioso, «le due sculture hanno molte affinità stilistiche con altre opere michelangiolesche» e sarebbero state create negli stessi anni delle pitture. Grazio La Rocca Nella Sistina un Michelangelo segreto CITTÀ DEL VATICANO Sorpresa nella Cappella Sistina. Oltre ai grandi affreschi, Michelangelo Buonarroti vi realizzò anche due opere scultoree, contribuendo alla realizzazione di decorazioni marmoree. Una presenza «discreta» del suo estro, a cui finora, però, nessuno aveva fatto caso. Si tratta secondo quanto si apprestano a rivelare le autorità vaticane di una delle strutture portanti della cancellata marmorea lunga 13,40 metri, che divide lo spazio della Sistina in due ambienti, quello liturgico dove il Papa celebra e i cardinali riuniti in Conclave vi eleggono il nuovo pontefice e quello destinato al pubblico. La porta di accesso ai due spazi si trova al centro della cancellata definita da un basamento in marmo finemente decorato da fregi arborei e da putti. La struttura su cui poggia l'inferriata è suddivisa da otto pilastri marmorei sormontati da altrettanti porta-ceri. La struttura una sorta di tradizionale sipario ligneo che separa l'area sacra nelle chiese bizantine detto iconostasi fu realizzata intorno al 1480 da Mino da Fiesole e dai suoi aiutanti. In seguito si apprende in Vaticane un contributo arrivi: anche da Michelangelo, durante il periodo in cui l'artista era impegnato nella realizzazione della tomba di Giulie II. La sorprendente rivelazione arriva da professor Arnold Nesseirath, direttore del re parto di arte bizantina medievale e moderni dei Musei vaticani, secondo il quale sono opere di Michelangelo il candelabro e il capitello, con relativo pilastro, posti alla estremi destra della transenna marmorea, per chi guarda la volta del Giudizio Universale, subito prima della cantoria. Fino alla prima metà del ' 500 la cancellata era al centro della Sistina. Dopo i restauri fatti per allargare la cappella, la cancellata fu spostata dalla parete del Giudizio Universale, e le due sculture michelangiolesche furono posizionate alla base degli affreschi del «Discorso della montagna» di Cosimo Rossello e della «Consegna delle chiavi» del Perugino. Nesselrath, dopo anni di studi e di ricerche comparate anche con opere analoghe firmate da Michelangelo giovane, specialmente con l'altare Piccolommi del duomo di Siena per il quale l'artista realizzò due statuette, ne parla per la prima volta in un libro scritto sui restauri degli affreschi del ciclo quattrocentesco (tra i quali spiccano, tra le altre, opere del Perugini, del Botticelli, del Ghirlandaio) da lui stesso diretti e realizzati dallo staff del Laboratorio di restauro dei Musei Vaticani diretto dal maestro Maurizio De Luca. Il volume, dal titolo «I restauri dei Quattrocentisti della Cappella Sistina» realizzato da Franco Maria Ricci per l'editrice Art'è , sarà presentato il 18 marzo prossimo. Inutile dire che la parte più appetita del libro sarà quella dedicate da Nesselrath a spiegare come è arrivato all'attribuzione di une parte della cancellata della Sistina, alla creatività scultorea, di Michelangelo. In Vaticano sono più che convinti della bontà della rivelazione del professore e che, d'ora in poi, pur trattandosi di opere minori. I libri di storia dell'arte ne dovranno tener conto alla voce Cappella Sistina. Dal punto di vista estetico, sia il candelabro che il capitello presentano elementi decorativi tipici di quella scultura classica romana tanto cara a Michelangelo. In entrambe le sculture fanno bella mostra di sé oggetti floreali e decorazioni di respiro mitologico. Molto caratteristici i due delfini che fanno da supporto al capitello. In ogni elemento è la tesi portante del libro sui restauri dei Quattrocentisti traspare «una evidente affinità stilistica con le altre sculture michelangiolesche».