Nuove piazze e nuove case, periferie reinventate, stazioni avveniristiche, tranvie veloci e silenziose, parchi fluviali e parchi verdi con zoo domestici; al posto dei leoni in gabbia, «mucchi» pisani al pascolo. Con una ventina di progetti, alcuni già avviati altri del tessuto dei sogni, Firenze guida la riscossa dei comuni. «Il Mediterraneo, regione di città» ha scritto lo storico Fernand Braudel. «La città è il cuore d'Europa» hanno detto studiosi e amministratori di vari paesi riuniti a convegno nel capoluogo toscano i giorni scorsi, per lanciare una nuova sfida culturale: se c'è un rapporto diretto tra il benessere degli abitanti e la qualità fisica delle aree metropolitane, è da qui che si riparte per progettare il futuro. Altre realtà, come Torino, sono in pieno cambiamento, ma la metamorfosi di Firenze colpisce perché riguarda una città che sembrava condannata alla chiusura. «Maschile e severa, i palazzi come fortezze» la descriveva senza simpatia Mary McCarthy negli anni 50. E oggi museificata, assediata dalle botteghe di moda, dai turisti come dagli immigrati. Eppure, «basta percorrere una strada Oltrarno per essere colpiti dagli spazi straordinari, dalle gradevoli differenziazioni, da uno stile non databile che tiene insieme attività auliche e lavanderie automatiche» nota l'architetto Giancarlo De Carlo, consulente del comune nel recupero dell'area periferica delle Piagge. Una striscia di verde lungo l'Arno e la via Pistoiese, vuota e desolata: là sorgono Le Navi, esempi di edilizia sociale volta al peggio. «Dall'Ottocento la specializzazione che accompagna la civiltà industriale dissecca, distrugge l'essenza della città, che è mescolanza, interazione, stratificazione»: la cura De Carlo è omeopatica e non chirurgica. Gli edifici vengono rinnovati, tolti dal loro isolamento con strade pedonali e non, impianti sportivi, orti, n progetto si è sviluppato attraverso la stretta collaborazione con gli abitanti della zona. La «rigenerazione urbana», che annovera fra l'altro anche il recupero dell'ex carcere Le Murate, trasformato in abitazione civile, è uno dei punti cardine del «piano strategico» di cui Firenze, subito dopo Torino, si è dotata sull'esempio di altre città europee, prima fra tutte Barcellona. Che cos'è? Innanzitutto una filosofia che punta a mutare i comportamenti, a dare forma all'amalgama di soggetti e poteri interessati alla città moderna, sulla quale si sono scaricati i problemi sortì dal tramonto del fordismo; a far convivere sviluppo economico, equità sociale, democrazia. Spiega il sindaco Leonardo Domenici, che capeggia anche l'associazione delle città Italiane: «Negli anni 60 e 70 Firenze è rimasta ferma, non ha conosciuto il disordinato sviluppo di altri centri. È invecchiata anagraficamente. Oggi la scommessa è riuscire a renderla dinamica. Siamo al secondo posto, dopo Roma, nella classifica degli investimenti pubblici». Tra i tanti progetti, il comune ne ha selezionati 18: «I più significativi avranno un seguito, sperando che non facciano la fine della pensilina di Isozaki» sospira Domenici. Il suo ufficio superbamente affrescato si affaccia su piazza Castellani, compiutamente restaurata, tranne che per il lato degli Uffizi, dove doveva sorgere la famosa pensilina dell'architetto giapponese Arata Isozaki, bloccata dalle polemiche. «Il 24 febbraio viene il ministro Urbani, speriamo di trovare una soluzione» conclude il sindaco.