«Sono così legato a Milano che mi è toccato rimettere la tuta di Nembo Kid per tentare di salvare la situazione». Vittorio Sgarbi nei panni del super-eroe che plana sulla città ingrata. Già, ma perché? «Vogliono negare il permesso al trasferimento del capolavoro del Caravaggio per la mostra a Palazzo Marino. E allora mi sono attivato, ho telefonato a Bondi, ho ricevuto le prime rassicurazioni. Ma ad oggi, è bene che si sappia, il vernissage di venerdì 14 è fortemente in dubbio». Un passo indietro. A Palazzo Marino, in Sala Alessi per lesattezza, dovrebbe arrivare (e rimanere, almeno per un mese) la «Conversione di Saulo», oggi di proprietà della famiglia Odescalchi e unico dipinto su tavola del Merisi. Condizionale più che dobbligo, almeno secondo lex assessore. «Il comitato di settore non lo vuole trasferire. Dicono che lopera sia troppo fragile. La solita balla, la solita provocazione, come quella che bloccò il "Cristo Morto" del Mantegna», dice Sgarbi. Che - assicura - non ci ha pensato su due volte. «Nonostante i miei problemi con la Moratti, ho telefonato subito al ministro. E domani (oggi, ndr) lo farò ancora. Perché Milano deve avere quel quadro». Della cosa, Massimiliano Finazzer Flory, lassessore che proprio di Sgarbi ha preso il posto, giura di non sapere nulla: «So solo che il Caravaggio deve arrivare venerdì. Ma non è uniniziativa che ho organizzato io, per cui non sono a conoscenza degli sviluppi». E' un fiume in piena, Sgarbi. «Altro che "nemico della città" - sbotta -. Se la mostra la fanno è merito mio». E il blitz nel suo vecchio ufficio? «Ma va, quale incursione, quale blitz... Sono andato lì per riprendermi alcune cose mie e i commessi mi hanno accolto con baci e abbracci. Qualcuno sè pure commosso, altri si sono fatti fotografare con me. Non cerano le chiavi della mia stanza ed ho chiesto di averle. Nessuna tensione, nessun problema».