Si tratta dell'apparecchiatura terminale dell'impianto di aria condizionata. Un vero e proprio pugno nell'occhio in un contesto ottocentesco come quello dell'ex carcere. Eppure è direttamente la Soprintendenza ad «abitare» e gestire la struttura. L'impressione è che quando si tratta di prevedere interventi per rendere agevole e confortevole il lavoro dei suoi dipendenti, la Soprintendenza sia molto disponibile a concedere autorizzazioni e permessi; quando invece sono privati o altre amministrazioni che vogliono effettuare interventi sugli edifici di interesse storico-artichitettonico, la rigidità è la norma. Il carcere borbonico, progettato da Luigi Oberty, è una struttura composta da cinque corpi di fabbrica disposti a pentagono, con un torrino centrale che consentiva ad un solo agente di custodia, controllare i detenuti durante l'ora d'aria. Dal dopo terremoto ad oggi sulla struttura sono stati effettuati una serie di interventi discutibili. Si è cominciato con il rifacimento della copertura: ogni corpo di fabbrica ha delle tegole con disegno diverso, contrariamente alla situazione orignaria. Poi si è passati alla realizzazione di un torrino costruito sul fabbricato che costeggia via Partenio. Successivamente, sul lato via Dalmazia dove attualmente sono allocati proprio gli uffici della Soprintendenza, è stato realizzato un'ascensore esterno, con una struttura in acciaio e rame adiacente alle mura. Chissà se un analogo intervento sarebbe stato autorizzato dalla Soprintendenza per un qualsiasi altro edificio storico privato della città? Adesso, infine, sul tetto di uno dei corpi di fabbrica, sbuca la cappa in lamiera zingata per l'impianto di condizionamento. «Sicuramente tutto è stato fatto nel massimo rispetto della legge, sicuramente ci saranno anche delle spiegazioni tecniche sull'utilizzo dei materiali e sulla necessità di effettuare questi interventi - spiega il consigliere comunale Giovanni D'Ercole - Appare però davvero singolare che per ogni lavoro che comporta miglioramenti per i dipendenti non sorgano mai difficoltà, per tutti gli altri, invece, non è mai possibile trovare una soluzione». L'esempio del muro di cinta dell'ex carcere è emblematico. Si discute da decenni sull'opportunitp di abbatterlo (parzialmente o totalmente) per rendere fruibile la struttura in maniera completa. Un muro che opprime e soffoca il centro città. Ci sono progetti, è in corso l'ennesima raccolta di firme (quella del consigliere Edoardo Fiore) per chiedere l'abbattimento: ebbene la Soprintendenza non è assolutamente disposta a cedere. Ma se il muro non si può toccare perchè è parte integrante della struttura, allora come mai su ogni lato è stata aperta una o addirittura due porte carraia? Vuoi vedere, sostengono i maliziosi, che il muro non si abbatte perchè così gli impiegati degli uffici che occupano la struttura, possono continuare a parcheggiare tranquillamente all'interno del ex carcere, senza dover affannarsi a cercare un posto auto in centro città, sborsando, peraltro, un'euro a ora?
CAMPANIA Carcere Borbonico, adesso sul tetto spunta un mega camino di lamiera zingata.
Il carcere borbonico, progettato da Luigi Oberty, è un edificio storico con cinque corpi di fabbrica disposti a pentagono e un torrino centrale. La struttura ha subito diversi interventi, tra cui la realizzazione di un torrino costruito sul fabbricato che costeggia via Partenio e un ascensore esterno. Sul tetto di uno dei corpi di fabbrica, è stata installata la cappa dell'impianto di condizionamento. Il consigliere comunale Giovanni D'Ercole ha criticato la Soprintendenza per aver autorizzato questi interventi, ma non quelli per i dipendenti.
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