Le retribuzioni La Scala Dobbiamo concordare con i sindacati contratti e retribuzioni meno onerosi. Un provvedimento da prendere subito se no si muore Bisogna pensare un regime speciale per la Scala, presa come riferimento ha prodotto distorsioni per noi piccoli enti Il ministro Bondi prepara lincontro con i tredici enti lirici: chiederà sacrifici a un settore in crisi. Ma il sindaco melomane gli dà ragione «I teatri lirici italiani? Al loro confronto Alitalia era unazienda florida. Sono tutti a rischio, ad eccezione, forse, della Scala. E molti potrebbero chiudere il sipario già nel 2009». Un allarme quasi disperato quello che Sergio Cofferati, primo cittadino di Bologna, quindi presidente della Fondazione del Teatro Comunale, e anche appassionato melomane, lancia alla vigilia del vertice convocato per il 12 novembre dal ministro Sandro Bondi con i sindaci e i sovrintendenti. A Bologna il Comunale è a un passo dal commissariamento: da gennaio non riuscirà a garantire gli stipendi, nonostante la soppressione di due opere in cartellone e lannunciata vendita di un terreno e di un capannone (forse anche un teatro, il Manzoni) per far fronte a 11 milioni di debiti. E gli altri non se la passano meglio. A far precipitare le cose è il taglio del Fondo unico per lo spettacolo. Ma, riconosce Cofferati, questa volta non basterà qualche spicciolo. «Di fronte a una malattia così grave - dice - non cè medico peggiore di quello pietoso». Urge una terapia durto: robusti sgravi fiscali per gli investimenti privati e contratti di lavoro meno costosi da riscrivere con i sindacati. Davvero, Cofferati, la realtà è così terribile? «Purtroppo non cè consapevolezza della drammaticità di una situazione che rischia di travolgere una delle attività più belle e importanti che, per la sua storia secolare, rappresenta limmagine dellItalia nel mondo. I tagli agiscono su una crisi già profonda. Il sistema non regge più: cè uno squilibrio strutturale nelle fondazioni liriche tra costi crescenti ed entrate in calo». La legge scommetteva sui privati per compensare la diminuzione delle risorse statali. «La riforma ha fallito. A parte qualche raro filantropo nessuno dà soldi allopera, oggi è più conveniente una sponsorizzazione di una donazione». E immaginabile che il governo tagli la scuola e la sanità non tocchi la lirica? Uno spettacolo costa 300 euro a spettatore: 220 vengono da denaro pubblico, 40 dal botteghino, il resto cade nel calderone dei debiti. Si può pensare che lo Stato aumenti i contributi? «No, nella maniera più assoluta. Il contributo statale è indispensabile per unattività culturale che caratterizza lidentità del nostro paese. Però, lo lasci dire a un appassionato dopera, siamo già al di sopra del punto di equilibrio». Se la faccenda è così grave, perché avete taciuto finora? «Tre anni fa il ministro Urbani convocò un vertice demergenza. La crisi era già strutturale. Ma le opinioni erano diverse. E un vicesindaco si impuntò perché la parola crisi non venisse neppure usata. Finì con un nulla di fatto». Polvere sotto il tappeto, poi il ministro Rutelli ha di nuovo aumentato i contributi. «Lintervento di Rutelli è stato utile, ma certo non risolutivo. E qualcuno si è illuso che la politica, al solito, ci avrebbe messo un pezza». Quale sarebbe la terapia, allora? «Non esiste un intervento risolutivo, ne occorrono diversi e forti. Per prima cosa va cambiata la legge introducendo significativi incentivi fiscali: se il melodramma non attrae investimenti privati, resterà assistito e il declino sarà inarrestabile. Bisogna poi prevedere un regime particolare per la Scala che ha rappresentato un riferimento improprio nella contrattazione, producendo distorsioni. Se Milano firmava un accordo, quello diventava un modello anche per i teatro più piccoli». Così oggi il 70 dei costi è assorbito dal personale. «Ecco perché si deve voltare pagina, togliendo i vincoli di legge sugli organici e intervenendo anche su contratti e retribuzioni. Occorre un regime profondamente diverso per il futuro, con dinamiche e costi compatibili con lattività. E poiché una legge e un nuovo sistema contrattuale daranno frutti nel tempo, va concordato un regime transitorio che riduca le spese. Subito. Non tra dieci anni, perché nel frattempo si muore». Lex leader della Cgil vuole ridurre il costo del lavoro e aumentare la produttività? «Certo, ed è necessaria la disponibilità dei sindacati. Conoscono la gravità della situazione. Da soggetti responsabili quali sono sanno che non ci sono alternative. Qui è persino peggio di Alitalia. Non se ne esce senza un accordo per ridurre i costi». Sacrifici inevitabili? «Da concordare, però. E il ruolo del governo è decisivo. Serve per tutti un piano transitorio di tre anni che preveda fondi e incentivi vincolati alla riduzione dei costi a breve. Altre strade possono soltanto prolungare lagonia. E possibile che una città resista un po di più. Ma il blocco è vicino per tutti».
BOLOGNA Cofferati: "Paghe troppo alte così chiudono tutti i teatri"
Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, è preoccupato per la situazione economica dei teatri lirici italiani, che rischia di chiudere il sipario già nel 2009. Il ministro Sandro Bondi sta per convocare un vertice con i sindaci e i sovrintendenti per discutere di sacrifici. Cofferati chiede un regime speciale per la Scala, che ha prodotto distorsioni per i teatri più piccoli, e richiede robusti sgravi fiscali per gli investimenti privati e contratti di lavoro meno costosi. Il sistema lirico è in crisi, con uno squilibrio strutturale tra costi crescenti ed entrate in calo, e il governo non può aumentare i contributi.
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