Stefano Boeri: la crisi peserà sul futuro dei grandi progetti Il progettista del "Bosco verticale" lancia lallarme. Ma a Piano replica: larchitettura milanese non è da buttare Condivido molta parte di ciò che dice, la nostalgia però aiuta poco e anche ai tempi doro vinceva la speculazione Un milione di metri quadrati destinati alle imprese resterà vuoto, mentre cè fame di alloggi a basso prezzo Anche dallalto dei grattacieli in costruzione, il panorama del prossimo futuro edilizio di Milano di questi tempi ha tinte fosche: «Il problema dei problemi? Il destino delle molte decine di migliaia di metri quadrati di uffici che, un grande progetto dopo laltro, stanno per arrivare sul mercato. Se si pensa che già nel 2006 gli uffici sfitti si calcolavano in quasi 900mila metri quadrati, che da allora lofferta è molto cresciuta e che la crisi finanziaria e già industriale oggi divampa, cè da tremare davvero». Stefano Boeri, tra le firme più note dellarchitettura in città, docente al Politecnico e direttore di Abitare, non è in vena di ottimismo benché la sua parte in uno dei nuovi progetti, Porta Nuova, ce labbia, tanto nella progettazione del parco pubblico accanto alla Città della moda che nel quartiere residenziale allIsola col suo "Bosco verticale". Ma scusi, Boeri, non si poteva pensarci meglio, prima di mettere in cantiere tutti quei piani di uffici, alberghi e spazi commerciali, a Garibaldi come in Fiera? Sapendo oltretutto che di edilizia per abitare, ma a prezzi accettabili, Milano ha una gran fame... «Sì, è una contraddizione vera che rischia di diventare esplosiva e che suggerisce di cominciare a cercare soluzioni». Lei ne vede? «Il mercato immobiliare non è il mio campo, ma da architetto penso che Milano potrebbe trovarsi di fronte a una trasformazione opposta rispetto a quella degli anni Ottanta e Novanta, quando una marea di appartamenti, dai palazzi del centro alla media periferia, si è trasformata in uffici, studi, sedi del terziario. Adesso si può fare lopposto, ritrasformare gli uffici sfitti in alloggi di piccola e media dimensione, con laiuto di tecnologie avanzate che consentono di farlo efficacemente e della tradizione di architettura dinterni che a Milano capitale del design ha magnifiche radici». Dai grattacieli alla ristrutturazione, sembra un brusco risveglio da un sogno già finito male... «Recuperare degli spazi per ledilizia abitativa potrebbe sostenere anche il mercato immobiliare, aiutare gli uffici più nuovi ed efficienti a trovare mercato. Ma soprattutto, se ci fosse una politica di incentivi, aiuterebbe in parte a risolvere la mancanza di alloggi a costi ragionevoli. Non dimentichiamoci che Milano è una città di cambiamenti molecolari, non solo di grandi progetti. E tutto questo non farebbe che dare più forza alle speranze di crescita legate allExpo, se ben governata».». Anche Renzo Piano, nellintervista di ieri su queste pagine, diceva che "Milano non deve più esplodere con nuovi quartieri selvaggi, ma implodere su quanto già cè". Però, come avrà letto, non è tenero né verso lurbanistica della città né verso gli architetti che la stanno realizzando. Come progettista di un pezzo di Porta Nuova non si sente chiamato in causa? «Molta parte di ciò che dice Piano è del tutto condivisibile, a partire dalla necessità che la città smetta di espandersi mangiando altro territorio. La linea verde da tracciare come confine per lespansione urbana di cui parla assomiglia al progetto Metrobosco a cui sto lavorando da tempo con la Provincia: un cerchio di aree agricole, verdi e a parco finalizzata a limitare per ragioni ambientali la crescita della città. Ma sì, un paio di cose che a me, viste da vicino, sembrano un po diverse da come dice lui, ci sono». Per esempio? «È vero che tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta a Milano cera una vitalità maggiore, e che allora le intelligenze della società e del mondo della produzione dialogavano più di oggi, ma in quegli anni nellurbanistica milanese non sono certo mancati patti scellerati con la speculazione. La nostalgia non ci aiuta granché, sarebbe più interessante capire come allora si siano potute mobilitare tante risorse positive, e quali potrebbero essere quelle risorse oggi. E non mi sembra che la qualità architettonica di allora fosse generalmente così più alta di adesso». Vuol fare dei nomi? «Cito dei progetti: la Mediateca di via Moscova è unedificio recente e bello, le residenze di Zucchi al Portello sono eccellenti, quelle di Fuksas al quartiere Ravizza rappresentano bene unidea di architettura, e naturalmente cè il contributo dello stesso Piano, come il suo palazzo per il Sole 24 Ore. Ciò che voglio dire è che larchitettura di Milano non merita generalizzazioni».