Il rinnovamento Parla lautore della Gatta Cenerentola ed ex membro del cda del San Carlo: bisogna cambiare la gestione pubblica degli enti lirici Cè bisogno di rinnovamento, cè da cambiare: un direttore artistico, ad esempio, deve essere musicista Pietrantonio soprintendente? «Le nomine derivano dalle regole del gioco. Se le regole sono giuste, le nomine sono legittime». Il San Carlo è sempre rimasto sotto la pelle di Roberto De Simone, regista e musicologo, per sette anni direttore artistico del teatro (fra 1981 e 1987). Il maestro della Gatta Cenerentola e di Eleonora, della Cantata dei pastori e dei burattini per il centenario di Mozart. Sul San Carlo ora alza la voce Alleanza nazionale. Suggerendo al ministro Bondi il nome di Maurizio Pietrantonio, napoletano, attuale direttore del Lirico di Cagliari, perché diventi il prossimo soprintendente. Non è nel merito della questione che De Simone si spinge. È del metodo che parla. «Il San Carlo ha gli stessi bisogni del resto della città». Maestro De Simone, quali sono i bisogni del San Carlo e di Napoli? «Cè un bisogno di rinnovamento. Qui abbiamo smesso di guardare in faccia la realtà. Cè una crisi maturata da anni. Il San Carlo è commissariato. Limmondizia è commissariata. La criminalità cresce. Il traffico aumenta. Strade interrotte. Insomma, una città invivibile. Tutto con uno stesso filo». Qual è il filo? «Lingerenza della politica negli affari istituzionali. Come potrebbe essere florida e sorridente la questione artistica, se tutto intorno è sfacelo?». E il San Carlo come potrebbe provare ad affrancarsi da quello che chiama sfacelo? «Bisognerebbe cambiare totalmente la gestione pubblica degli enti lirici. Cambiare le regole del gioco». Lei parla di crisi che si protrae da anni. Nel cda del San Carlo cera anche lei. «Ne ero la memoria storica. E perché andai via? Perché sul finire degli anni ?90 davo fastidio alla gestione. Parliamo delle spese. Avrei voluto discutere delle assunzioni, invece arrivavano direttamente i nomi sul tavolo del cda. Io chiedevo: come li paghiamo? E allora votavo contro». La crisi del San Carlo comincia così? «Non mi andavano certi cartelloni, non mi andavano certi allestimenti. Non si potevano allestire tre opere dello stesso tipo e mancare di rispetto al pubblico del melodramma, ignorando una Traviata, una Norma, una Turandot. Altrimenti fai un Festival, non un cartellone lirico». Erano ingerenze delle politica anche quelle? «La politica era presente anche quando entrai io. Altro momento di crisi. Il sindaco era Maurizio Valenzi, il comunista Valenzi. Ma il suo rappresentante nel cda del teatro era uomo di area democristiana. La politica bilanciava. Per dire: io ero il rappresentante del Psi senza essere uno del Psi». Rimpiange quellera? «Difendo lidea per cui un direttore artistico devessere un musicista. Poi la direzione è diventata altro. I ruoli si sono moltiplicati e così le spese si sono gonfiate». Il ministro Brunetta punta il dito su altro. Sostiene che certe spese il San Carlo non può permettersele. Fa lesempio di allestimenti come il Parsifal. È daccordo? «Brunetta non è un musicista. I suoi giudizi non sono quelli di chi conosce il melodramma. Il Parsifal costa? Intanto non è vero. Non è unopera costosa. Anzi. E poi che significa? Allora da oggi in poi bruciamo il Parsifal perché costa? Sciocchezze. Guai se una città non lo mettesse in scena, impoverendo il teatro e il suo pubblico. Se tolgono pure lorchestra e il coro, al San Carlo ci facciamo un supermercato». Maestro, faccia un sogno. A chi affiderebbe il compito di nominare il prossimo soprintendente del San Carlo? «Io cambierei completamente le regole del gioco e tirerei in ballo più persone di cultura, alle quali chiedere un parere. Il teatro ha bisogno di persone di cultura. In Italia ce ne sono. Purtroppo troppo spesso la politica non fa riferimento ad esse». (an. car.)