Lex assessore alla cultura ha scritto un libro polemico sul sindaco Moratti che lha licenziato e sulla "clausura" che ha imposto alla città "Andrà allinferno per le sue colpe, lExpo 2015 sarà di sicuro un fallimento" Nella suite affacciata sulla Galleria, si prepara a partire per la Sicilia: «Io domani sono a Borgetto, vicino a Partinico, perché mi chiedono di patrocinare la beatificazione di una suora, suor Maria Teresa di Borgetto. Quella sì deve diventare beata, questa suor Letizia no, anzi andrà allinferno per le sue colpe». Suor Letizia è il sindaco Moratti, nel lessico sgarbiano. Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Milano licenziato a maggio, ha scritto un libro edito da Bompiani: Clausura a Milano e non solo. Da suor Letizia a Salemi (e ritorno). Una sorta di vendetta, per chi si sente sconfitto nel duello «fra libertà della cultura e clausura». Un pamphlet tignoso e polemico contro inefficienze e insipienze della giunta di "suor Letizia". Il racconto di una città che si imbruttisce, dove lavidità dei costruttori ha la meglio, lanciata verso unExpo 2015 «che sarà di sicuro un fallimento». Sgarbi è quello che conosciamo, ma stavolta, dietro i fuochi dartificio della polemica, cova unautentica delusione: «Io trovo insultante che dove mi applico e lavoro come un forsennato, laspetto che viene fuori è il mio carattere». Venne scelto dalla Moratti: «Lei mi chiama solo perché faccio una lista contro di lei, chiede di ritirarla così non va al ballottaggio. La lista poteva valere due punti, ma sono i due punti che la fanno vincere. Soltanto in quel momento si ricorda di me. Pur stimandomi, cè una coincidenza fra il ricatto politico e la stima». Venne poi dalla Moratti cacciato per la mostra "Vade retro" sullarte gay: «E quando lei assume quellatteggiamento rigido sulla mostra io la chiamo suor Letizia. È il momento in cui lei pensa di imbrigliare Milano, impedire la libertà delle espressioni gay». «Il libro è la cronaca di due anni difficili - dice Sgarbi - pieni di entusiasmo da parte mia, e che indicano un dato fondamentale: che non solo la cultura non può essere orientata, ma deve avere una libertà di espressione. Quindi tu puoi cacciare qualcuno perché non lavora, non perché non ti piace lorientamento. Io rivendico il lavoro che ho fatto, e ne approfitto per indicare i punti di conflitto, che erano moltissimi. Non cè un solo punto in cui io fossi daccordo con la giunta, benché la giunta non fosse in disaccordo con me». E i conflitti sono numerosi. Il megaparcheggio sotterraneo di SantAmbrogio («Ma come fai a fare un garage a SantAmbrogio, la più bella chiesa romanica del mondo?»), il teatro Lirico («Che verrà sventrato»), labbattimento della palazzina Alfa Romeo al Portello («La cosa più clamorosa è quando suor Letizia è daccordo con me nel non buttarla giù, e infatti lha buttata giù»), fino all«orrore indicibile» dei grattacieli Citylife («Mi stupisce la scarsa considerazione per il Lider Maximo, anche Berlusconi è contrario»). E ancora: «Avendo degli assessori senza cultura, e dei sovrintendenti senza coraggio, finisce che qualunque cosa può passare, magari con lalibi della grande firma. Fai qualunque azione criminale, poi chiami la grande firma». Ed ecco dunque il sindaco Moratti («Due anni e mezzo, e non ha fatto niente») spedita allinferno: «Il libro attribuisce a lei la responsabilità di chi ha capito e non ha fatto. Le rimprovero soprattutto di non avere mai avuto il coraggio per dire: questo non si può fare».