Nuova riduzione del personale. Oggi corteo degli studenti No-Gelmini Entro Natale potrebbe chiudere la biblioteca universitaria a causa della mancanza di personale. Pochi giorni fa sono stati trasferiti altri due addetti alla sorveglianza di una istituzione che nel 2000 è passata dal ministero per i Beni culturali allAteneo. «Bisogna impedire che questo prezioso servizio chiuda le porte», è lappello della Cgil Funzione Pubblica. Oggi altra giornata di mobilitazione contro la riforma Gelmini, alle 18 corteo di protesta degli universitari che partiranno da Piazza Verdi, mentre alle 17 a vicolo Bolognetti si riunisce lassemblea di insegnanti e genitori QUANDO, pochi giorni fa, è stato concesso il trasferimento ad altri due addetti alla sorveglianza la direttrice della Biblioteca universitaria ha alzato le braccia, in segno di resa: «Lennesimo distacco. Se se ne vanno anche loro si chiude». Ha scritto alla direzione regionale dei Beni culturali: «Se mi togliete questi due dipendenti rimangono cinque assistenti alla vigilanza, non è possibile tenere aperta la biblioteca con questo organico, come posso fare?». I sindacati, dopo unassemblea con il personale mercoledì scorso, lanciano lallarme. Se un anno fa la biblioteca universitaria aveva ridotto lorario di apertura al pomeriggio per mancanza di personale alla sorveglianza, con proteste di centinaia di studiosi e universitari che la frequentano, ora a rischio di chiusura è tutta la biblioteca. Per la stessa causa. E in tempi brevi. «Potrebbe avvenire anche entro Natale». Di qui lattacco dei sindacati. «Non si può assistere passivamente a questo: unistituzione culturale che vanta tre secoli di storia andare progressivamente in rovina», commenta Salvatore Bianco della Funzione pubblica Cgil. «Tutto nella disattenzione di chi, compresa luniversità di Bologna, è parte in causa e avrebbe titolo per intervenire e scongiurare lemergenza». Per capire come si è arrivati al rischio di chiusura di una storica istituzione culturale occorre risalire al 2000, quando, con una convenzione, la Biblioteca universitaria di via Zamboni, che ha un patrimonio stimato in un miliardo di euro (un milione e 360mila volumi, 120mila edizioni antiche, 20mila manoscritti), è passata dal ministero per i Beni culturali allAteneo bolognese. Un passaggio divenuto ben presto «paradossale» perché in tutti questi anni non è mai stato regolato il trasferimento del personale. «Sino ad arrivare allultima beffa: a settembre il ministero ha posto una sorta di ultimatum per spingere i lavoratori a una scelta al buio, senza uno straccio di tabelle di equiparazione economica e giuridica per i dipendenti delle due amministrazioni e senza garanzie rispetto alla futura collocazione», racconta Bianco. «Il problema è che i lavoratori non sono mai stati messi nelle condizioni di poter scegliere». Nellincertezza su qualifiche e stipendio nel passaggio dai Beni culturali allUniversità, molti dipendenti hanno chiesto il trasferimento ad altri settori: in tre anni il personale della Biblioteca si è dimezzato. E la fuga continua. Mentre i servizi rimangono ad alto livello: 28mila prestiti allanno. La direttrice Biancastella Antonino scrive e bussa alle porte della direzione regionale dei Beni culturali e dellUniversità da mesi e mesi. Ma senza risultati. «Siamo rimasti in 35, tra cui molti dipendenti già in pensione che continuano con un part time - dice - Negli ultimi mesi abbiamo perso altri sei dipendenti ed ora è stata accettata la richiesta di trasferimento di altri due addetti alla sorveglianza. A questo punto non so più come fare. Ho chiesto alla direzione regionale di farsi carico di un tavolo di concertazione, mi sono mossa anche con luniversità che però rimane assente. La situazione è insostenibile, rischiamo di chiudere del tutto: una decisione grave a cui non vorrei arrivare. Certe scelte non si prendono a cuor leggero». Salvatore Bianco lancia lappello: «Il tempo sta scadendo per la biblioteca e a nessuno è consentito distrarsi. Tutte le parti in causa hanno il dovere di far sì che la Biblioteca non chiuda le porte, interrompendo un servizio prezioso alla città, a favore di tantissimi studenti e studiosi».