Preoccupati i dipendenti del teatro per il buco «Da mesi chiediamo un incontro col sindaco» Sono molto preoccupati per il bilancio in rosso del teatro del Giglio, che si avvia a chiudere l'anno con un disavanzo di 1 milione di euro. Per questo i circa 50 lavoratori (tra stabili e precari) che ogni giorno si danno da fare per mandare avanti il diadema della cultura lucchese vogliono incontrare al più presto il sindaco Mauro Favilla. «Un incontro che abbiamo chiesto a maggio - affermano Maria Vittoria Carrara della Fistel-Cisl e Giuliano Melani della Slc-Cgil - e che ancora il primo cittadino non ci ha concesso». I dipendenti del teatro, insomma, vogliono chiarezza sul loro futuro. Anche per quanto riguarda la nuova identità della struttura: che sia una Fondazione o un Club degli amici. A questo proposito, gli stessi esponenti sindacali sostengono di non avere pregiudizi. «Tutte e due le soluzioni potrebbero andare bene - dicono - a patto che dietro entrambe ci siano proposte concrete, e soprattutto gente che mette i soldi. In questo senso chiediamo al sindaco e al presidente del teatro Aldo Casali di mettersi d'accordo su quale formula usare, e poi proporcela». I dipendenti del Giglio, di cui 23 assunti a tempo indeterminato e circa 30 con contratti a tempo o a chiamata (ma molti di loro prestano la loro opera per altre strutture comunali, pur pesando sul bilancio del teatro) non hanno nessuna intenzione di pagare sulla loro pelle il "buco" creato per pagare le grandi produzioni del Giglio di quest'anno. Spettacoli molto onerosi, che non sono stati rivenduti ad altri teatri come accadeva in passato, e quindi sono rimasti a carico del bilancio. «Sarebbe davvero paradossale - dice Melani - se dopo un anno di sacrifici, legati a questi grandi e costosi allestimenti, gli stessi dipendenti che li hanno resi possibili ne rimanessero vittime». Tre settimane fa lavoratori e sindacati hanno avuto un incontro col presidente Casali. «Gli abbiamo chiesto quali fossero le sue intenzioni e i possibili rimedi - dice Carrara - e lui ci ha assicurato che cercherà di rivendere le produzioni fatte in casa. Sgombriamo il campo da equivoci: non discutiamo le scelte gestionali, ci preoccupano i risultati. E la parola di Casali non ci basta. Vorremmo che Favilla ci dicesse chiaro e tondo quali sono le prospettive e se si pensa a ridurre i costi del personale. A partire dai premi di risultato di cui dovremo discutere a breve». Un cambio di marcia rispetto al passato. «Il Giglio è il salotto buono di Lucca - affermano - Con tutte le difficoltà che ci sono state e ci sono, le amministrazioni cittadine hanno sempre cercato di sostenere economicamente e strutturalmente, quindi senza togliere posti di lavoro, il teatro. Non vorremmo che succedesse adesso».