VENEZIA Se nell'Accademia di Brera, a Milano, i turisti si avventurano fra statue neoclassiche scarabocchiate con i pennarelli e ragnatele sui soffitti, all'Accademia di belle arti di Venezia la situazione di disagio e sofferenza non è migliore. Anzi, da un certo punto di vista, è anche peggio. Infatti la scuola è suddivisa in tre sedi diverse: quella più antica (che in questi giorni ospita una magnifica mostra di Giorgione), al primo piano delle Gallerie, è degradata: l'impianto di riscaldamento è obsoleto e a rischio, e i Vigili del fuoco vanno ripetutamente a fare controlli e mostrano ancora un po' di tolleranza soltanto perché sanno che ormai è imminente la chiusura totale, perché tutte le attività saranno spostate altrove. Nell'attesa però fanno continui solleciti: si deve fare in fretta, per ragioni di sicurezza. La seconda sede, a Sacca Fisola, è proprietà della Fondazione Don Gnocchi che ha già dato lo sfratto agli studenti dell'Accademia, e che presto quindi sarà lasciata libera. La terza sede dell'Accademia, quella nuova, è nel palazzo dell'ex ospedale degli Incurabili, che è stato completamente ristrutturato. Lì sono state trasferite già 32 aule e un gran numero di atelier di pittura e scultura, ma ancora devono essere finiti i lavori. Manca, per esempio, l'aula Magna. E soprattutto in questa nuova sede, il cui restauro è stato eseguito sotto la direzione della Sovrintendenza, altri disagi nascono dal fatto che gli ambienti sono bassi e ristretti: gli studenti dei corsi di pittura e di scultura sono costretti a lavorare nei corridoi perché le aule sono troppo piccole e, soprattutto, si soffre per la mancanza di luce. Ma questo è soltanto un aspetto delle difficoltà che sta attraversando la gloriosa scuola di belle arti di Venezia: la carenza più grave in questo momento, in cui si sta realizzando il passaggio ad ambienti più moderni e più attrezzati, è quella dei fondi: mancano i soldi. Il bilancio dell'Accademia registra la voce di 306 mila euro che la Provincia avrebbe dovuto versare per le spese di manutenzione degli anni 2002-2003 ma quel denaro manca all'appello. L'istituzione rifiuta di saldare, perché sostiene che tali spese non sono più di sua competenza, dal momento che il ministero ha ridotto i fondi per le scuole universitarie. A questo punto il consiglio d'amministrazione ha messo la questione nelle mani dell'Avvocatura dello Stato, che sta facendo causa alla Provincia per recuperare il credito della scuola. «Certo, ci troviamo in una situazione ormai critica. Se pensiamo che per il 2004 per la nuova struttura dell'ex ospedale Incurabili le spese di manutenzione, cioè riscaldamento, luce, telefono, pulizie, eccetera, ammonteranno a 150 mila euro dice il presidente del consiglio d'amministrazione, Franco Galera, ex preside in pensione ben comprendiamo che abbiamo l'obbligo di tentare di recuperare la somma che la Provincia rinnega di doverci. Eppure esiste un accordo di programma tra Provincia e ministero in cui le voci di queste spese sono espressamente previste. Non possiamo fare altro che citare in giudizio la Provincia, restando disponibili comunque a una composizione amichevole del contenzioso». «Si è creato una specie di corto circuito: la vecchia sede ha problemi di agibilità, quella nuova è insufficiente per accogliere tutte le attività e i corsi spiega il direttore della scuola, Riccardo Rabagliati, 58 anni, arrivato in Accademia nel 1998 . Abbiamo anche la promessa del Comune di poter utilizzare una parte dei Magazzini del sale, che sono appena a cento metri dal palazzo degli Incurabili. Sarebbe una soluzione ottimale, tenendo conto che un primo lotto, il precedente sindaco Massimo Cacciari l'aveva destinato al museo Emilio Vedova, che insegnò all'Accademia. Quale migliore soluzione? Ma dopo la promessa, ora c'è titubanza. Più il tempo passa, più le difficoltà crescono. Il palazzo della Fondazione Don Gnocchi dovremo lasciarlo, lo sfratto è ormai esecutivo. E dove andremo con quelle aule e quegli atelier? Inoltre il palazzo restaurato degli Incurabili è stato realizzato in funzione di appena cinquecento studenti, mentre ora soltanto a Venezia sono 990. Non dico che dovremo organizzare i doppi turni, ma c'è un problema di superaffollamento che non sappiamo come risolvere». «Funzionano poche cose in Accademia dice Viviana Carnet, 25 anni, studentessa di scenografia al quinto anno . A parte la scarsità degli spazi, molti studenti lavorano nei corridoi perché le aule sono troppo basse e buie. Per me è diverso, mi basta un tavolino da disegno. Ma la biblioteca, per esempio: chissà perché deve restare chiusa mezza giornata». «Biblioteca che non funziona senza uno studio, con un computer che è disponibile; mancanza di spazi; spesso per fare lavori impegnativi bisogna lavorare a casa aggiunge Melissa Valzo, quinto anno di scultura . Ma anche mancanza di materiali per le esercitazioni. Hanno già annunciato che il prossimo anno le tasse degli studenti saranno triplicate. Si mette proprio male».