«Se Giorgio Morandi è il poeta della luce - è lefficace sintesi di Eugenio Riccomini - Paolo Manaresi è il poeta del buio». Eppure i due pittori, entrambi bolognesi, hanno condiviso epoche e sensibilità, e ora dialogano virtualmente nella mostra dedicata a Manaresi - alla sua attività di incisore - nelle sale del Museo Morandi a Palazzo dAccursio (solitamente altri artisti erano ospitati nella sala ottagonale), curata dallo storico dellarte con la collaborazione di Lorenza Selleri. Unesposizione, aperta fino all11 gennaio, che dà il segno della vivacità del museo, del suo essere anche strumento di indagine attorno e oltre il lavoro di Morandi. Eppure, come sta capitando a tutte le istituzioni culturali cittadine, anche questo spazio comincia a temere per la sua situazione finanziaria. «I problemi sono gravi - si lascia andare il direttore del Mambo Gianfranco Maraniello - Listituzione Gam riunisce cinque sale espositive, Museo e Casa Morandi, il Mambo, Villa delle Rose e il Museo di Ustica, e come costi fissi le uscite si aggirano sui 3 milioni e 8oo mila euro. Non è molto, ma sappiamo che per lanno prossimo dovremmo ancora ridurre. Si pensa a un 30 per cento di finanziamento in meno dai privati, dalle fondazioni, anche se notizie certe non ne abbiamo ancora ricevute. E dal Comune, chissà: ancora non sappiamo nulla, ma siamo consapevoli delle difficoltà di bilancio». Ma si va avanti, cè un progetto ambizioso partito con linaugurazione del Mambo, che non si può fermare, nemmeno quando, nellottobre del 2009, lattuale Cda della Gam decadrà insieme al mandato di Maraniello. «Io tengo fede al mio impegno con listituzione pubblica fino in fondo. Quello che conta - commenta è che sia garantita la continuità del progetto, a prescindere dalle persone». E, soprattutto, viene da aggiungere, delle risorse disponibili. Ad ogni modo, mentre le opere di Morandi attirano folle di visitatori al Metropolitan di New York, nel museo bolognese prende posto questa mostra di 64 acqueforti di Manaresi, datate tra il 1949 e il 1986, provenienti dalla collezione degli eredi e dalla donazione che Mariano Marzocco fece nel 1978 alla Gam. «Manaresi - spiega Riccomini - non era allievo di Morandi ma lo ammirava molto, e allo stesso tempo non voleva rimanere schiacciato dalla sua ombra. Non a caso quindi abbiamo sottotitolato lesposizione: "Come camminare al fianco di Morandi, senza mai inciampare nè cadere in trappola". Alcune incisioni sembrano addirittura di Morandi, altre sono molto diverse, quasi il contrario nella loro grande varietà di contrasti luministici. Molto vari, infine, i soggetti ritratti, da immagini sacre, nature morte, paesaggi in esterno e in interno. Che rincorrono e si scontrano con le pennellate del «poeta della luce», nelle sale a fianco.