I vigilantes, già da qualche giorno, hanno abbandonato la guardiola. Nessuno più presidia l'ex ospedale Umberto I, complesso di fatto abbandonato. E i tempi della riqualificazione dell'area - quello che per il sindaco Massimo Cacciari sarà il simbolo per eccellenza della new city - si allungano. «Colpa» di ritardi burocratici legati al nuovo Codice dei beni culturali da un lato, della crisi del mercato immobiliare dall'altro. E intanto la Soprintendenza non ha ancora concesso l'autorizzazione all'alienazione. Come dire: Asl 12 e società Il Rovere-Dng non possono ancora fissare l'appuntamento dal notaio per il passaggio di proprietà. E' una storia di ordinaria burocrazia. I programmi iniziali prevedevano che a ottobre, in via Circonvallazione, partissero i lavori per l'abbattimento del monoblocco. Siamo a novembre e non c'è ancora il passaggio di proprietà tra Asl 12 e i nuovi proprietari (la società trentina Il Rovere e la mestrina Dng). Codice beni culturali. Il nuovo codice del beni culturali prevede l'autorizzazione all'alienazione da parte della Soprintendenza per gli immobili con oltre 50 anni. Obiettivo: verificare l'eventuale sussistenza di interesse culturale e architettonico degli edifici o di parte di un complesso. Nel caso dell'Umberto I, in particolare, i padiglioni «storici». Dal Pozzan al De Zottis (in foto) al Cecchini si tratta di padiglioni di cui, già nel piano originario, era stato previsto il mantenimento per essere adibiti a spazi a uso pubblico. Soprintendenza. L'Asl 12, ad agosto, ha trasmesso quanto richiesto e imposto dalla nuova normativa alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto. Dagli uffici di piazza San Marco il materiale è stato inoltrato alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Veneto. La Soprintendenza, dal momento in cui riceve il materiale, ha 120 giorni di tempo entro i quali esprimersi. C'è tempo, insomma, fino alla fine dell'anno. L'autorizzazione all'alienazione sarà poi concessa, una volta verificata l'insussistenza di ostacoli, entro i successivi 60 giorni. Al momento, però, l'istruttoria non è ancora avviata. «Non ce l'ho ancora alla firma» conferma la Soprintendente Renata Codello. Si prevedono dunque tempi lunghi. Mercato in crisi. Comune e nuovi proprietari, comunque, non sembrano preoccupati. «Non mi risulta ci possano essere elementi tali da mettere in discussione le schede già approvate» afferma l'assessore all'Urbanistica Gianfranco Vecchiato. Il referente della società che acquista il complesso dall'Asl (dopo la prima tranche dovranno versare il saldo di 43 milioni di euro) ostenta tranquillità. «Non è certo il momento migliore per il mercato immobiliare. Qualche settimana o mese di ritardo più che perso potrebbe essere guadagnato» sottolinea Flavio Zuanier, l'ingegnere che con Dng e Studio Glass si è appena aggiudicato il piano da 159 alloggi di social housing in Rione Pertini. Altri ritardi. E proprio considerando lo scenario economico generale gli stessi costruttori starebbero rivedendo i loro piani iniziali. Oltre al primo colpo di ruspa (da ottobre 2008 a febbraio-marzo 2009) slitterà anche il cronoprogramma dell'intervento. Dato che, al momento, nessuno si azzarda a ipotizzare alcuna corsa sfrenata all'acquisto nè di appartamenti di lusso (quelli che veranno realizzati nelle tre torri), nè di spazi direzionali o commerciali, i costruttori starebbero pensando di dilatare il completamento dell'intervento. Rispetto ai quattro anni dal primo colpo di ruspa inizialmente previsti la new city nell'area dell'ex Umberto I potrebbe diventare realtà con uno o due anni di ritardo. Gli architetti dello Studio Glass, vincitori del bando, intanto, continuano a lavorare ai progetti definitivi ed esecutivi. Una volta pagato l'obolo alla burocrazia si potrà finalmente cominciare ad abbattere quello che va distrutto per cominciare a edificare la cosiddetta new city.