L'arte dei tempi difficili è un'arte immancabilmente conservatrice. Con il declino di finanziamenti pubblici e privati nelle grandi capitali dell'arte - Parigi, Londra, New York - è infatti il ticket office a sostenere i costì delle grandi mostre, che devono attrarre non meno di 5OOmila visitatori per ripagare la macchina organizzativa. Allora, vietato rischiare. Quando Impressionisti e Rinascimento la fanno da padrone negli eventi d'arte globali, è una specie di Dow Jones: l'economia è ai suoi minimi. Ecco spiegata la febbre del Rinascimento che domina il cartellone mondiale del 2003. Esordisce il Metropolitan Museum di New York con i disegni di Leonardo da Vinci (22 gennaio-30 marzo). Interessante il fatto che il più grande Museo d'America, cui k città di New York ha tagliato finanziamenti per 2 milioni di dollari, grazie all'orgoglio della grande borghesia americana sia riuscito in un evento natalizio di fundraising a recuperare 1 milione di dollari. E per la mostra di Leonardo, il Metropolitan offre a membri e sostenitori week-end di scoperte dietro le quinte che culminano in una cena a casa del presidente, David McKinney. il tutto per 12.500 dollari. La febbre del Rinascimento prosegue alla National Gallery di Londra con la più grande mostra mai dedicata a Tiziano in Inghilterra (19 febbraio-18 maggio) : per la prima volta in 400 anni saranno riunite tutte le opere che Tiziano dipinse per l'appartamento di Alfonso d'Este. Anche l'Italia pagherà il proprio tributo all'epidemia di Rinascimento con un omaggio al Parmigianino alla Galleria Nazionale di Parma (8 febbraio-15 marzo) e il Louvre metterà in scena i magnifici disegni di Michelangelo (26 marzo-23 giugno). Riuscirà il Rinascimento a salvare i bilanci delle grandi mostre globali?