Poiché quando si parla di cultura e di intellettuali si finisce col privilegiare il mondo dei teatranti e dello spettacolo e quello dei narratori e degli scrittori di romanzi gialli che nel nostro paese e in particolare in Sicilia e a Palermo, godono di grande considerazione sia per la visibilità che hanno saputo conquistarsi, sia perché contribuiscono a sollevare la stentata economia delle librerie e dei centri culturali. Del resto in relazione agli interessi del momento o alle comuni necessità finanziarie, essi - gli addetti ai lavori - si citano o si ignorano a vicenda in funzione dei presumibili esiti delle loro richieste che sembrano assommare tutte le necessità della cultura come se essa potesse esaurirsi, appunto, nei romanzi e negli spettacoli. Questa punta di polemica non è gratuita se consideriamo che in mancanza di una adeguata pianificazione culturale, la poesia, la musica, le arti visive, il cinema, lattività dei musei, delle biblioteche e degli archivi, sembrano argomenti estranei alla vita culturale della nostra città poiché sono presi in considerazione solo quando servono per giustificare quella politica dei grandi e dispendiosi eventi che richiamano la curiosità del pubblico ma non giovano certo alla crescita culturale dei cittadini. Basti pensare al degrado del centro storico, allinquinamento, alla questione del traffico e dei mezzi pubblici per capire che questi aspetti culturali non sono considerati tali dai cittadini e che, come al solito, soltanto gli addetti ai lavori, gli intellettuali del settore, si preoccupano e discutono, ma sempre tra loro, di tali questioni che sono invece di capitale importanza nella cultura delle città. Mi chiedo pertanto anchio quale possa essere il ruolo degli intellettuali se essi non riescono a trovare una sintonia con i cittadini che in realtà non sono rappresentati dagli intellettuali poiché, come è successo in politica, i cittadini non si sentono rappresentati dai loro rappresentanti e si gioca perciò una inutile partita tra sordi dove ognuno tira acqua al suo mulino senza chiedersi da dove viene e se cè ancora dellacqua. Ma chi sono poi gli intellettuali? Sono gli artisti, i teatranti, gli scrittori, i direttori dei musei, gli assessori, i sovrintendenti, i professori, gli studenti, o tutti gli uomini che vivono e pensano e non si lasciano vivere né condizionare dalle contingenze e che sanno trovare soluzioni alle necessità della vita quotidiana rispettando il valore delle persone in quanto soggetti di diritti e di doveri sociali? In una democrazia tutti i cittadini devono essere intellettuali, cioè gente che pensa e ha coscienza di sé, poiché altrimenti non può esserci quella parità di diritti e doveri sulla quale si fonda la democrazia che non vuol dire il governo del popolo, ma quel governo che rispetta i diritti dei cittadini e ne tutela i doveri. Fino a quando avremo bisogno di intellettuali, cioè di cittadini con la specifica qualità di pensare per gli altri, non potrà funzionare nessuna società veramente libera e democratica, poiché - parafrasando Brecht a proposito di quei popoli che hanno ancora bisogno di eroi - è veramente povero quel popolo che ha ancora bisogno di intellettuali perché ciò vuol dire che continua a mancare nella maggioranza degli uomini quella coscienza critica che nella società organizzata costringe qualcuno, più o meno qualificato, a pensare per loro e a difenderli dalla loro ignoranza. Dunque lintellettuale come figura carismatica che sa sempre chiarire o trovare le cause e le possibili soluzioni dei problemi culturali nei quali si mette in gioco anche la politica e leconomia del sistema sociale. Ma è possibile che siffatti intellettuali, sappiano restare liberi, non divenire organici al sistema politico del momento e resistere alle lusinghe del potere o alla loro stessa volontà di affermazione? Un simile intellettuale, come il Principe del Machiavelli, dovrebbe organizzare la strategia per indirizzare i cittadini verso lautocoscienza critica e dialettica e poi sparire lasciando alle libere coscienze la gestione della società e delle libertà sociali e individuali. Dalla scuola e dalluniversità dovrebbero uscire intellettuali pronti ad agire secondo le loro specifiche conoscenze e capacità, non tuttologi del sapere perché quello dellintellettuale non è un mestiere ma una condizione, il solo privilegio dellhomo sapiens. Si può essere artisti, scienziati, tecnologi, filosofi e quantaltro ma nessuno può pensare per gli altri e sostituirsi alla loro coscienza. Si auspica dunque il ritorno alletica della politica. Ma quale discorso etico-politico è possibile in un società come la nostra, e quella siciliana e palermitana in particolare, dove la mentalità del privilegio e del condizionamento mafioso, costringono anche gli intellettuali a far cerchio sui loro interessi per difendere ciascuno la propria specificità? Il problema non è chiudersi in se stessi o di impegnarsi con questa o quella fazione ma di lavorare tutti perché attraverso una sana politica culturale possano essere e chiamarsi intellettuali tutti i cittadini che costituiscono la nostre società. Anche leconomia dei popoli e del mondo avrebbe altre logiche se nella realizzazione della democrazia tutti gli uomini fossero tali perché intellettuali. Ciò impedirebbe necessariamente che luomo fosse ridotto a merce e a oggetto del potere. Gli intellettuali come classe privilegiata di questo o quel regime politico, sono figure del passato, rimandano ad altro tempo e ad altre menzogne che non hanno diritto di sopravvivenza nella struttura della organizzazione democratica della società.
SICILIA - PALERMO: perché gli intellettuali non parlano alla città
L'autore critica la cultura e gli intellettuali in Sicilia e a Palermo, che sono considerati privilegiati e visibili, ma che non contribuiscono alla crescita culturale della città. L'autore sostiene che gli intellettuali non sono rappresentati dai cittadini e che la loro figura è diventata un'istituzione. L'autore chiede di trovare una sintonia tra gli intellettuali e i cittadini, per creare una società più libera e democratica. L'autore sostiene che gli intellettuali devono essere liberi e non organici al sistema politico, e che devono lavorare per creare una sana politica culturale che includa tutti i cittadini.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo