MILANO - Mazzette per chiudere un occhio su lavori non proprio regolari fanno finire in carcere tre dipendenti della Soprintendenza di Perugia e uno dei soci della Olimpo srl, impresa romana specializzata in restauri con appalti in mezza Italia. Ma linchiesta della procura di Terni apre uno squarcio inquietante e rischia di allargarsi a macchia dolio dopo che nella cassaforte dellOlimpo la Gdf ha scoperto un elenco di tangenti e di nomi di impiegati apparentemente legati a lavori tutelati dalla Soprintendenza di Roma in monumenti della capitale. Il licenziamento di un dipendente è stato il granello di sabbia che ha inceppato il meccanismo illegale, secondo laccusa, messo su dalla Olimpo. Luomo si sfoga e confida le tangenti a una conoscente, la voce arriva alla Guardia di Finanza che la riferisce al procuratore Fausto Cardella e al sostituto Barbara Mazzullo. Interrogatori, intercettazioni, perquisizioni e confessioni fanno il resto e ieri il gip Maurizio Santoloci emette lordinanza di custodia cautelare che, oltre agli arresti, vieta alla Olimpo di contrattare con la pubblica amministrazione in base alla legge 2312001. I tre pubblici ufficiali, per i magistrati, avrebbero ricevuto tra 18 e 27 mila euro per far finta di niente quando i lavori non erano conformi al capitolato dappalto o non erano adeguati per quantità e qualità i materiali impiegati nei restauri della Porta Ternana di Narni, del monastero delle Orsoline e della chieda di San Francesco di Calvi dellUmbria e del museo delle armi di Temi. Un modo di operare ammesso da uno dei quattro soci indagati della Olimpo che parla di «piccole regalie per evitare inconvenienti o ritardi». La svolta alle indagini arriva il 23luglio quando le Fiamme gialle di Temi perquisiscono la sede della Olimpo a Roma. In una cassaforte vengono trovati 25omila euro in contanti, suddivisi in mazzette già pronte e legate da fascette sulle quali compaiono i nomi dei tre impiegati di Perugia. Non è lunica sorpresa. I militari trovano anche un elenco di nomi e sigle con a fianco cifre in euro (fino a circa 15 mila) connessi a lavori in importanti edifici storici della capitale. Molti dei nomi vengono identificati con quelli dì impiegati con ruoli esecutivi nella Soprintendenza ai beni architettonici di Roma mentre i lavori riguarderebbero le chiese di SantIgnazio di Loyola, di Santa Maria della Vittoria, di San Marcello, un cantiere al Palatino e il complesso monumentale San Michele (individuabile in quello che sul lungotevere,ospita una delle sedi del ministero dei beni culturali e dove lOlimpo ha restaurato dipinti murali del cortile principale). Il «pizzino» riporta altre annotazioni che attirano linteresse degli investigatori. Si parla di pranzi, spese di rappresentanza, regalie varie, di un contributo elettorale dato a un candidato alle penultime elezioni comunali di Roma, di un opuscolo fatto stampare per una parrocchia e di pagamenti in contanti per oltre 20mila euro legati ai lavori di restauro al Pantheon e San Lorenzo in Miranda. Alcune indicazioni portano in altre regioni italiane. Presto i pm potrebbero trasmettere alle procure competenti lelenco dei pubblici dipendenti sospettati di aver preso mazzette, ma che non risultano per ora indagati.
Roma, tangenti per restauri di chiese e monumenti
Tre dipendenti della Soprintendenza di Perugia e uno dei soci della Olimpo srl, impresa romana specializzata in restauri, sono stati arrestati per aver preso mazzette per lavori non regolari. La Gdf ha scoperto un elenco di tangenti e nomi di impiegati apparentemente legati a lavori tutelati dalla Soprintendenza di Roma in monumenti della capitale. Il licenziamento di un dipendente della Olimpo ha inceppato il meccanismo illegale. I tre pubblici ufficiali avrebbero ricevuto tra 18 e 27 mila euro per far finta di niente.
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