ROMA - Come la scuola, anche i ministeri sono pieni di precari. Secondo un conte aggiornato ce ne sono quasi 12 mila: ben 7.500 sono trimestrali in servizio ai Beni culturali, agli Interni, alla Giustizia, alla Protezione civile e in altre amministrazioni; altri 1.600 lavorano nelle agenzie fiscali (ex ministero delle Finanze), in particolare all'agenzia del Territorio; infine ci sono 2.600 Isu, lavoratori socialmente utili, quasi tutti presenti al ministero dei Beni culturali. Il ricorso ai contratti a termine non è cosa nuova nella pubblica amministrazione. Negli ultimi anni la pratica si è diffusa ancora più di prima in conseguenza del blocco delle assunzioni. Ma proprio il blocco delle assunzioni rende ancora più ardua la regolarizzazione del rapporto per chi lavora a tempo determinato da anni. Il blocco, come si sa, non è mai assoluto. Ogni anno ci sono le deroghe. L'altro giorno il ministro della Funzione pubblica Luigi Mazzella ha annunciato che per il 2004 le assunzioni a tempo indeterminato saranno 9 mila. E' semplicemente il risultato di un calcolo matematico: la Finanziaria ha previsto 280 milioni di euro per i nuovi assunti, cifra che divisa per la retribuzione media fa appunto 9 mila nuovi dipendenti. Rispetto alle dimensioni della pubblica amministrazione, 9 mila assunzioni sono pochissime, quasi niente. Oltretutto solo una piccola parte dei neoassunti finirà nei ministeri. Quasi il 90 dovrebbero essere destinati alle forze di sicurezza: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria. Alle altre amministrazioni solo i resti. Queste assunzioni verranno assegnate per concorso pubblico. Concorsi da bandire, ma anche concorsi già conclusi. Esiste infatti una nuova categoria di precari: i vincitori di concorso in attesa di occupare il loro posto, bloccati dal blocco delle assunzioni. Per loro qualche finestra ogni tanto si apre. Ma per i precari veri e propri, gli assunti a termine, non si vedono spiragli. Le deroghe al blocco, come visto, sono poche; quelle poche sono assegnate per concorso, e al momento non si prevedono corsie preferenziali per i precari. Ecco perché nelle prossime settimane Cgil, Cisl e Uil intendono porre la questione al governo. Ricordando fra l'altro che una vecchia legge ordina alle amministrazioni di riservare agli Isu il 30 dei posti disponibili.