Ma Italia Lavoro non doveva servire a creare lavoro? Sì, è un'agenzia del ministero del Lavoro e servirebbe, almeno è servita in passato, a creare lavoro. Il paradosso è che, anziché stabilizzare, ora licenzia proprio. E' il caso dei 430 dipendenti dell'Ales, Arte, lavoro e servizi spa, società partecipata al 30 dal ministero per i Beni e le attività culturali (Mbac) e al 70 proprio dalla società pubblica che fa capo al ministero del Tesoro. Un po' si storia: Ales nasce nel dicembre del 1998 con lo scopo di esternalizzare i servizi di varia natura nel settore dei Beni culturali e di creare nuove opportunità occupazionali per i lavoratori impegnati in progetti Lsu nel ministero stesso. Da allora, in 430, tutti del Lazio e della Campania, sono alle prese con 23 progetti tra Ostaia Antica, la Villa dei Quintili, la Biblioteca d Palazzo Venezia, la Biblioteca nazionale di Napoli, l'area di Cuma, la Galleria Nazionale di Arte Moderna, il museo archeologico nazionale e le direzioni generali del ministero. C'è un'altissima probabilità di imbattersi nei 430 ogni volta che si ha a che fare con la gestione di musei ed aree archeologiche (sorveglianza accoglienza e biglietteria), con la manutenzione ordinaria di strutture archeologiche, di edifici storici e di sedi espositive, con la manutenzione del verde (diserbo e giardinaggio) in aree archeologiche e parchi, ancora con i servizi per biblioteche ed archivi (distribuzione materiale agli utenti, movimentazione materiale), con i servizi di supporto al funzionamento degli uffici ministeriali (segreteria, informatizzazione, attività amministrativo contabili). I lavoratori preferiscono l'anonimato ma raccontano di come, negli anni, abbiano sviluppato competenze nel monitoraggio delle attività della pubblica amministrazione, nella progettazione e nella gestione di interventi di assistenza tecnica, negli studi di fattibilità per lo sviluppo e la promozione del territorio. Fino al 2005, Ales ha goduto di un finanziamento quinquennale, poi di stanziamenti annuali. Dal 2006 sono iniziati i primi problemi di bilancio. «Giova ricordare - spiega una voce anonima - che a ogni cambio di governo s'è avvicendato un nuovo management, espressione di Italia lavoro e del ministero». Gli attuali manager, all'inizio di agosto, hanno firmato un accordo integrativo che prevede alcune migliorie economiche, un modello piuttosto articolato di relazioni sindacali e l'individuazione di profili professionali specifici. «La doccia fredda piomba il 2 settembre». Quel giorno i sindacati e gli organi competenti ricevono una lettera che avverte dell'apertura di procedure di mobilità per tutti i 430 lavoratori. Tradotto, ai sensi del contratto nazionale di commercio e srvizi, vigente in Ales significa il licenziamento. Motivazione: l'azienda sarebbe impossibilitata a garantire la «continuità aziendale» per il 2009. Una procedura che fa acqua, secondo i sindacati, dal punto di vista della correttezza formale e dal punto di vista sostanziale. L'irregolarità formale consiste nel fatto che né le organizzazioni sindacali, né le rappresentanze sindacali aziendali, le Rsa, sono state preventivamente informate della decisione dell'azienda nonostante l'accordo di un mese prima che, proprio nelle relazioni sindacali, trovava un punto qualificante. Ma, nella sostanza, la procedura cozza con gli impegni del ministero sulla disponibilità a finanziare le attività del 2009 sebbene con un taglio del 20. Una decurtazione cui l'azienda potrebbe far fronte con il «rilevante» tesoretto costituito dall'accantonamento degli sgravi fiscali, fruttati dall'assunzione di lsu, dei primi tre anni di attività. I lavoratori hanno chiesto più volte il ritiro della procedura ma, al ministero si rimanda alle decisioni dei vertici aziendali. Tutto ciò proprio nel momento in cui la legge prevede la ristrutturazione dell'assetto azionario. Entro il 2008, Italia lavoro deve cedere le proprie quote e, col precedente governo, s'erano aperte già le trattative con il referente naturale, il ministero. Sono giorni di tesa attesa. Il Mbac è l'unico possibile acquirente, e committente unico. «Come se fossimo una società in house (una spa controllata almeno al 90, ndr) ma non lo siamo». Situazione anomala, sghemba, stramba. Drammatica. «Tutti i servizi che svolgiamo in maniera egregia, ci sono lettere delle sovrintendenze a testimoniarlo, sono commissionati dal ministero. Il 24 ottobre, all'Ales, hanno incrociato le braccia. In Campania resta lo stato di agitazione. Voci ufficiose parlano di procedure di evidenza pubblica -appalti - per i servizi finora direttamente affidati ad Ales. Sarebbe il fallimento del progetto per cui era nata l'azienda: la stabilizzazione per reduci della crisi dell'industria tessile, metalmeccanica ed elettronica delle due regioni. Domani il consiglio di amministrazione dal quale le maestranze si attendono un'indicazione precisa.
BENI CULTURALI - 430 posti a rischio tra gli esternalizzati dei Beni culturali di Lazio e Campania
L'azienda Ales, partecipata al 30% dal ministero del Beni e delle attività culturali (Mbac) e al 70% dalla società pubblica che fa capo al ministero del Tesoro, ha deciso di licenziare 430 dipendenti. La motivazione è che l'azienda sarebbe impossibilitata a garantire la continuità aziendale per il 2009. I sindacati e gli organi competenti hanno ricevuto una lettera che avverte dell'apertura di procedure di mobilità per tutti i 430 lavoratori, tradotto significa il licenziamento.
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