Volete far funzionare l'economia? Mandate la gente in biblioteca. Oppure a teatro, o ad una mostra. Ne sono convinti gli organizzatori delle due conferenze internazionali dei Network di Ricerca di Sociologia dell'Arte e di Ricerca di Sociologia della Cultura, entrambi appartenenti alla European Sociological Association (ESA), in corso da ieri a sabato allo Iuav, Palazzo Badoer, a Venezia: quattro giorni per fare il punto sui legami fra arte, cultura e sfera pubblica, con un'eccellenza tutta veneta da raccontare, e che sarà illustrata venerdì pomeriggio. Su incarico della Regione infatti l'università Iuav ha mappato le realtà culturali esistenti sul territorio veneto, individuando 2.042 contenitori (come 435 biblioteche, 321 musei, 329 beni architettonici etc, concentrati soprattutto fra Padova e Venezia) e 2.507 attività (spettacoli dal vivo, 515, mostre di arti visive, 106, eventi vari, 412), che testimoniano la consonanza fra l'entità degli accessi della popolazione alle iniziative culturali e la creatività del tessuto produttivo circostante. «In Italia tendiamo a considerare l'arte e la cultura come mero stimolo al turismo culturale -spiega uno dei promotori, il pro-fessor Pierluigi Sacco, docente di Economia della Cultura allo Iuav - con gli effetti che vediamo, in particolare a Venezia. Ma le ricerche internazionali dimostrano che ci possono essere ben altri rapporti fra cultura ed economia: si è appurato che esiste una relazione precisa tra produzione e fruizione culturale e capacità di innovazione e competitivita del territorio. Ne è un esempio lampante Londra, che dopo la decadenza dei decenni scorsi ora è diventata una delle principali mete del turismo culturale europeo, ma anche un grande centro di innovazione, una calamità di talenti creativi da tutta Europa». La spiegazione del fenomeno è abbastanza semplice: partecipando a delle attività culturali le persone sono costrette a misurarsi con esperienze inaspettate, che le portano a pensare in modo diverso da quello a cui sono abituate. Acquisiscono quindi una flessibilità mentale che si riflette positivamente sull'ambiente circostante, e lo rende complessivamente più incline a trovare soluzioni inedite ai problemi di sempre. L'Italia, su questo terreno, purtroppo è in grave ritardo. E non a caso è uno dei paesi in cui la cultura è meno considerata. «Nel paese più innovativo d'Europa, la Svezia - spiega ancora il professor Sacco - solo 7 persone su 100 non partecipano a nessuna iniziativa culturale nel corso di un anno. Nel nostro paese, purtroppo, arrivano a ben 50». Un po' meglio sta il Veneto, e non a caso le situazioni più positive vedono ancora una volta coincidere cultura e creatività, come ha dimostrato la mappatura realizzata dallo Iuav. «La maggior concentrazione di attività culturali si registra nella Pedemontana - dice Sacco - dove anche l'imprenditoria si lancia in progetti innovativi, come avviene a Bassano attorno all'ex macello Bonotto, e dove si è svolto di recente l'Adunata del Contemporaneo. Mentre invece città come Venezia, Verona e Padova si dimostrano più statiche, ancora legate al concetto di vetrina di eventi culturali e poco propense alla sperimentazione». Questo, però, costituisce un problema non da poco, perché significa che le risorse finiscono per finanziare i grandi eventi o le iniziative turistiche, piuttosto che offrire maggiori opportunità di accesso alla cultura; e di conseguenza ne soffre l'industria culturale. «Eppure i rapporti della Comunità Europea -aggiunge Sacco - dimostrano che ormai questo settore produce complessivamente un fatturato pari al doppio di quello dell'industria automobilistica, e continua a creare occupazione, imprenditorialità giovanile, e a crescere con incrementi a due cifre: il 12-13 contro il 3 del Pii della media Uè». Ovviamente anche nell'industria culturale gli andamenti sono a macchia di leopardo: a fronte di settori statici o in regresso, come le arti visive, performative e il patrimonio storico, a "tirare" fortissi-mo infatti sono soprattutto il settore dei video giochi e del design, mentre altalenanti sono il cinema, l'editoria, la radiotelevisione e la musica. «Ma anche nei settori cosiddetti in perdita - chiosa il docente - si producono contenuti che poi vengono mutuati dai settori trainanti, in un rapporto che ricorda quello fra la ricerca di base e quella applicata». Bisognerà vedere, dunque, se nei prossimi anni il nostro paese sarà in grado di scuotersi dal torpore e riassumere posizioni leader. Il Veneto, con questa iniziativa, è già partito.
BENI CULTURALI - La cultura mette in moto l'economia
Due conferenze internazionali sulla sociologia dell'arte e della cultura hanno avuto luogo a Venezia. Gli organizzatori sostengono che la gente che partecipa a attività culturali diventa più innovativa e creativa, e che questo ha un impatto positivo sull'economia. In Italia, invece, la cultura è considerata meno importante e solo il Veneto ha mostrato una maggiore concentrazione di attività culturali. La mappatura realizzata dallo Iuav ha identificato 2.042 contenitori culturali e 2.507 attività nel Veneto. Gli esperti sostengono che l'Italia deve investire di più nella cultura per poter competere con altri paesi.
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