«La dissipazione della campagna intorno a Roma è una delle pagine più tristi dell'urbanistica negli ultimi decenni. Fra quelle alture e quei fossi è custodita la più grande riserva archeologica del nostro pianeta e altissimi sono i pregi paesaggistici». Vezio De Lucia, urbanista, ha vasta conoscenza di come siano cresciute le città italiane negli ultimi cinquant'anni. Di come si stiano trasformando, anche in epoca di bolle immobiliari e di subprime. E di quanto sia stata anomala l'Italia a livello europeo. Ha lavorato a Napoli, il paradigma del sacco speculativo negli anni fra il Cinquanta e il Settanta. Ha studiato, fianco a fianco con Antonio Cederna, lo sviluppo di Roma "a macchia d'olio", lo sviluppo strattonato dagli interessi della Società generale immobiliare e di proprietari fondiari che si chiamavano Gerini, Vaselli, Torlonia. Al quale si è accompagnato l'abusivismo edilizio. Sulla scorta di queste esperienze, De Lucia osserva come sta cambiando Roma. «L'idea di Gianni Alemanno di costruire circa trentamila appartamenti nell'agro romano senza rispettare alcun disegno complessivo, accentua i difetti che il piano regolatore di Rutelli e Veltroni non ha mai corretto ed anzi ha peggiorato». Quali difetti? «A Roma si è realizzata una condizione abitativa terribile. Gli insediamenti si disperdono, la città si sta spappolando. Si aggravano i disagi per gli spostamenti e si rende più onerosa la costruzione di un sistema di trasporto pubblico efficiente, costretto a inseguire i brandelli di città». Ma perché la città non si espande in maniera più regolata? «Intanto va detto che i residenti a Roma diminuiscono. Crescono solo le case. E solo le case a libero me rcato. Si consuma suolo. Non si interviene dove ci sarebbe più bisogno, per esempio per rimettere in sesto le periferie, come si sta facendo largamente in Europa. Insomma, si costruisce dove vogliono i possessori delle aree: restano loro i veri regolatori della crescita di Roma e di altre città italiane». Dunque si costruisce male? «La gran parte dei 15 mila ettari su cui a Roma si è edificato e si sta edificando presentano densità bassissime: si spreca molto spazio. Ma la gente in questi nuovi insediamenti non ha servizi, non ha mezzi pubblici efficienti. Si stanno creando dormitori inospitali. Si perpetua il meccanismo della "macchia d'olio", si costruisce in tutte le direzioni e non si interrompe, se non in minima parte, l'anomalia per cui la gente va ad abitare nelle zone periferiche e ogni mattina va a lavorare, in macchina, nelle aree centrali e semicentrali della città, che a loro volta si svuotano di residenti. E così abbiamo strade intasate e inquinamento insopportabile». Si accentua anche l'anomalia di Roma, e non solo di Roma, rispetto alle grandi città europee? «In Germania, in Francia, in Inghilterra hanno conosciuto prima di noi il fenomeno della dispersione abitativa. Ma stanno cercando di porvi rimedio, con interventi che limitano, anche drasticamente, il consumo di suolo. Basti osservare la Catalogna. C'è però un'altra differenza: la diffusione degli insediamenti nel Nord Europa segue prevalentemente i tracciati dei trasporti pubblici su rotaia. Vengono prima i treni, le metropolitane e dopo le case. Da noi abbiamo sempre seguito la strada inversa».
URBANISTICA - "I residenti calano crescono solo le case"
La campagna intorno a Roma è una delle pagine più tristi dell'urbanistica negli ultimi decenni. La città sta crescendo in modo anomalo rispetto ad altre città europee. L'urbanista Vezio De Lucia osserva che la città si sta spappolando e che gli insediamenti si disperdono, aggravando i disagi per gli spostamenti e rendendo più onerosa la costruzione di un sistema di trasporto pubblico efficiente. La gran parte dei 15 mila ettari su cui a Roma si è edificato e si sta edificando presentano densità bassissime, ma la gente in questi nuovi insediamenti non ha servizi e mezzi pubblici efficienti. Si stanno creando dormitori inospitali e si perpetua il meccanismo della "macchia d'olio".
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