Il Comunale ha 12,4 milioni di debiti e paga i fornitori con 7 mesi di ritardo Trecento euro di spesa per ogni spettatore. E i tre quarti sono contributi pubblici In nove anni calano i fondi che arrivano dallo Stato e quelli dei privati -------------------------------------------------------------------------------- Al Comunale si dice che i debitori vengono pagati con sette mesi di ritardo. La spiegazione? Si trova sfogliando i numeri del bilancio 2007 lultimo disponibile. Una montagna di debiti: 12,4 milioni di euro, oltre la metà dei quali (6,3 milioni) con le banche. Il patrimonio completamente esaurito: mancano 9,5 milioni allappello per tornare al valore iniziale di 38 milioni attribuito al teatro opera del Bibiena. Unannata che si è chiusa con un milione di disavanzo, ma avrebbero potuto essere tre milioni se non ci fosse stato il rientro straordinario di due milioni di assegni familiari indebitamente versati allInps nei sette anni precedenti. E un bilancio già pieno di criticità quello del 2007, approvato questanno dal consiglio di amministrazione del Comunale, anche se forse verrà ricordato come lultimo decente della storia del teatro lirico bolognese. Il 2008 secondo le previsioni dovrebbe chiudersi con un deficit di 4,2 milioni. Sul prossimo, lo sappiamo, dopo un ulteriore taglio di 2,5 milioni di fondi dello Stato è già partito lallarme rosso del cda che ha soppresso due opere in cartellone per evitare di sfondare il tetto di 6 milioni di disavanzo che provocherebbe limmediato commissariamento del teatro. Eppure gli elementi per lallarme ci sono da tempo. Scritti nei numeri implacabili del bilancio che finora il Comunale non ha voluto rendere disponibili. Su 27 milioni di costi ben 19,5 sono costituiti da contributi dello Stato (14,4 mln), della Regione (1,6) del Comune (1, 6) dei privati (1,8 milioni). Solo 3,8 milioni vengono dagli abbonamenti, i biglietti, la pubblicità, gli sponsor, il ricavato dei concerti fuori città. Che cosa significa? Che anche in una delle annate più virtuose della storia recente se ogni spettatore è costato 300 euro, quasi tre quarti della spesa è stata coperta da contributi, il 15 da botteghino e pubblicità, mentre un buon 10 finisce per aumentare il debito. Trecento euro sono una stima perché il numero degli spettatori non è contenuto nel bilancio e il teatro Comunale è restio a fornire i dati. Eppure su queste cifre occorrerà ragionare e al più presto visto che proprio in questi giorni si ipotizza la vendita di beni pubblici come il teatro Manzoni per far fronte a quello che il sindaco Cofferati ha definito una divario «strutturale» tra le entrate e i crescenti costi de Comunale e di tutti i teatri lirici italiani. Che la malattia sia più grave del previsto è dimostrato da una interessante analisi che il sovrintendente Marco Tutino ha allegato al bilancio. E levoluzione dei costi e dei ricavi del Teatro dal 1999 al 2007. Nove annate nelle quali i contributi dello Stato sono calati: da 18,3 milioni del ï99 a un massimo di 19,7 nel 2001 fino ai 17,5 del 2007 (il minimo fu nel 2006: 16,3 milioni effetto della finanziaria 2005 del governo Berlusconi). Ma se i contributi dello Stato calano, quelli privati non sono aumentati: da 2,3 milioni nel 2000 sono scesi a 1,9 milioni nel 2007. Lappello di Cofferati di tre anni fa aveva prodotto una boccata dossigeno con un picco di 2,5 milioni nel 2006. Lanno dopo, però, tutti hanno di nuovo stretto i cordoni della borsa: la Fondazione Carisbo da 1,6 a 1,2 milioni, la fondazione del Monte da 350 a 150 mila euro, la Camera di Commercio da 40 a 30 mila euro, Hera da 60 a 35 mila. Nonostante gli sforzi, insomma, i fondi privati non aumentano. Che fare allora? Ridurre i costi? E la strada finora seguita. Poiché il costo del personale aumenta (da 14,6 milioni è passato a 18,4 milioni) cosa hanno fatto i sovrintendenti? Hanno ridotto le spese della produzione che, da un massimo di 8,5 milioni nel 2001, sono scesi a 4,8 milioni. Insomma non potendo licenziare lorchestra, i tecnici e gli impiegati che assorbono il 65-70 delle spese, hanno tagliato i cachet degli artisti e ora si ipotizza la riduzione degli spettacoli. Di questo passo, paradossalmente, tutti i contributi dello Stato finiranno per andare unorchestra che non suonerà quasi mai e il contributo dello Stato per ogni spettatore della lirica diventerà astronomico.