VENEZIA Un fondo regionale contro il degrado. Uno strumento tecnico-finanziario per ridurre i costi di gestione e manutenzione, ottenere agevolazioni sulle ristrutturazioni e abbattere gli oneri finanziari che gravano su un patrimonio inestimabile. Per salvare le ville venete e le centinaia di dimore storiche disseminate fra paesi e campagna, la Regione potrebbe agire sul problema più grave citato dai proprietari: le spese. La seconda fase, altrettanto importante, riguarderà le pertinenze, vale a dire i terreni confinanti: la nuova legge urbanistica regionale potrebbe introdurre un vincolo antisfruttamento per salvare il «panorama» palladiano da cave, centri commerciali, strade e colate di cemento. «È nostro dovere salvare il territorio dagli scempi», spiega l'assessore regionale alla Cultura, Ermanno Serrajotto, trai promotori della proposta. Il caso di Villa Emo, a Fanzolo di Vedelago, ha riaperto una ferita mai rimarginata. . «Alcune sere fa - rivela Serrajotto - ho notato la colata di cemento compiuta a Maser, di fronte a Villa Barbaro. La Regione possiede almeno tre strumenti potenziali per tutelare le ville: la nuova legge urbanistica, il Piano delle cave e gli stanziamenti della Finanziaria per il censimento dei casali, delle cascine e dei castelli». Parallelamente alle misure regionali corrono anche le iniziative parlamentari. Un deputato Veneto di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, ha presentato una proposta di legge per frenare le divergenze fra le proprietà. «Molte ville - dice Zanettin - sono state abbandonate perché i proprietari, spesso parenti, non concordano sulle spese di manutenzione e gestione, n frazionamento è una questione delicata, perché quando subentrano gelosie e dispetti, le ville cadono nell'abbandono. La mia proposta prevede il diritto di prelazione a favore dei coeredi, sia in caso di cessione di quote di comproprietà, sia qualora ciascun erede possieda porzioni dell'edificio». LA TRANSIZIONE E questo è soltanto un esempio. «Concordo pienamente con la proposta dell'onorevole Zanettin - spiega Maria Teresa Gaja Rubin de Cervin, soprintendente regionale del Veneto - perché faciliterà non poco il compito della Soprintendenza nei casi di autorizzazione alla vendita. Una disposizione di legge sarebbe senz'altro più efficace di una prescrizione». Insomma, un'offensiva su tutti i fronti: legislativo, economico, giudiziario. La situazione generale, comunque, non conforta, come dimostra O dossier fotografico confezionato dalla direzione regionale dell'Associazione dimore storiche. Il punto-chiave consiste in un dubbio: il Veneto fa abbastanza per salvare e rilanciare un patrimonio unico al mondo? «Stiamo vivendo una fase di transizione. Dopo decenni di trascuratezza - osserva Ermanno Serrajotto - molti proprietari hanno rispolverato il valore delle ville. Per questo la Regione vuole intervenire». Laddove l'ente pubblico non potrà, per mancanza di risorse, agire direttamente, il compito, fa capire Serrajotto, spetterà ai privati. Come? «Con la creazione, nelle ville, di strutture alberghiere, luoghi di ritrovo governati dalla cultura». ALBERGHI IN VILLAL'assessore regionale alla Cultura, in disaccordo con alcuni eredi gelosamente legati alle loro -pur dispendiose - dimore, condivide l'opinione di chi chiede di alimentare il business del Palladio. «I tempi sono cambiati: qualche anno fa qualcuno sarebbe inorridito. Le azioni condotte nel Veneto dimostrano l'efficacia delle operazioni finanziate dalle catene alberghiere».