Buio in sala. La Pietà Rondanini è al centro della sua nicchia-fortezza, capolavoro in penombra nella camera degli Scarlioni del Castello Sforzesco. E non se l'aspettava mica così, quasi invisibile, il ministro Sancirò Bondi: «Sarebbe importante illuminarla meglio, valorizzarla. Dobbiamo subito prendere contatti», dice al direttore Gaudio Salsi. È la tarda mattinata di ieri e il titolare ai Beni culturali ha appena presentato il restauro dell'affresco della Sala delle Asse, intervento «necessario per salvare» il tratto e la mano di Leonardo da Vinci a Milano. Bondi viene portato nel cuore del museo, sul testamento di pietra di Michelangelo. E qui, la sorpresa; il buio nell'allestimento BBPR, Troppo buio, per il ministro: «Sentiamo subito Guzzetti (società d'illuminotecnica, nf) per un progetto». Un progetto per la Pietà Rondanini, l'opera non-finita di Michelangelo. L'artista diede l'ultimo colpo di scalpello il 12 febbraio 1564, a 89 anni e ormai malfermo, nella casa romana dì Macel de' Corvi. Milano l'acquistò nel 1952 e oggi la mette in mostra al Castello, isolata dalle altre sculture di tradizione lombarda. L'ultimo restauro, un intervento di rimozione delle incrostazioni, è finito nel 2004. E ora? «La superficie della Pietà è bagnata solo da luce naturale» spiega Salsi: «Serve una soluzione tecnica diversa, pur non enfatica, per mettere il pubblico in condizione di apprezzare correttamente il capolavoro». E una luce «giusta» invoca anche Maria Teresa Fiorio, docente di museologia in Statale: «La Pietà emergerebbe in maniera fantastica, avrebbe il prestigio che merita». D'accordo con Bondi è anche il critico d'arte Carlo Bertelli. Che rilancia: «È tutto il Castello a essere pensato male, la Sala degli Scarlioni andrebbe rivista, va ripensata la disposizione delle sculture del Bambaja». Si vedrà. Intanto si parte, nel 2009, col restauro delle Asse, sala almeno in parte decorata da Leonardo tra l'aprile e il settembre del 1498. Il precedente intervento di conservazione e riscoperta è degli anni '50 e oggi il dipinto soffre, rischia di sbiadirsi. «È allarmante la presenza diffusa di sali con conseguente perdita di intensità e di forza del segno attribuibili anche all'insufficiente controllo climatico delle sale», si legge nei risultati dei rilievi finanziati da Italia Nostra e condotti dagli esperti dell'Opificio delle Pietre Dure. Un'urgenza colta da Comune e ministero, n nuovo progetto di pulitura, recupero e studio che si cercano nuove tracce di Leonardo prevede tre anni di lavori e un investimento di circa 3 milioni di euro (1,5 messi da A2A e un 40 dal governo). Nel comitato scientifico, con sovrintendenti e docenti, c'è anche il curatore della National Gallery di Londra. «È un progetto di valenza internazionale» sottolinea Letizia Moratti: l'uomo vitruviano è il logo dell'Expo, «Leonardo e la sua anima multidisciplinare sono un simbolo tutto milanese» e il genio di vinci sarà al centro dell'Esposizione 2015. Aggiunge Bondi che il restauro «s'iscrive in un rapporto di collaborazione con il Comune che riguarderà tante altre iniziative, da quelle legate al museo e alla pinacoteca di Brera, allo sviluppo della Triennale e alla realizzazione della Biblioteca europea». E il Castello? «È mio compito promuoverlo» assicura il neoassessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory. Perché sarà pure un «museo di musei», ha sì undici collezioni dall'antico Egitto agii strumenti musicali, ma in un anno registra «solo» 320.177 visitatori (dato 2007). Palazzo Marino, con 10 milioni della Fondazione Cariplo, ha già programmato una serie d'interventi allo Sforzesco. «Saranno restaurate le facciate della Cortina Sud, della Rocchetta e della Corte Ducale» annuncia l'assessore ai Lavori pubblici, Bruno Simini: «Sarà anche recuperato il Rivellino di Santo Spirito e ridistribuiremo gli spazi interni dell'ex Ospedale».
MILANO - Bondi: più luce per la Pietà Rondanini "I musei del Castello vanno ripensati"
Il ministro Sancirò Bondi ha espresso la necessità di illuminare meglio la Pietà Rondanini al Castello Sforzesco, considerata troppo buia. Ha richiesto un progetto di illuminazione per valorizzare l'opera non-finita di Michelangelo. Il direttore del museo, Gaudio Salsi, ha concordato con Bondi che la superficie della Pietà è bagnata solo da luce naturale e serve una soluzione tecnica diversa per mettere il pubblico in condizione di apprezzare correttamente il capolavoro. Il critico d'arte Carlo Bertelli ha anche espresso l'opinione che il Castello Sforzesco debba essere rivisto e che la Sala degli Scarlioni debba essere ripensata.
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