Legali o illegali che siano, le violente luci al neon del locale che guarda verso il Colosseo e lArco di Costantino tingendoli, volta a volta, di azzurro o di rosa sono unoffesa al buon gusto e al buon senso, anche commerciale. Il fascino notturno di Roma antica è straordinario, purché si scongiurino queste assurde violenze. Purtroppo pare che non poche difficoltà regolamentari si oppongano alla sollecita rimozione, da parte del I Municipio, di certe brutture anche quando danneggiano inequivocabilmente un patrimonio che è di tutti e che frutta milioni di euro alla città. Queste assurde luci da Las Vegas de noantri pongono un interrogativo fondamentale: quale uso si vuol fare della Città Eterna e dei suoi diffusissimi tesori? La risposta richiede lucidità e consapevole determinazione, richiede una idea-forza, un progetto. È infatti sempre più accelerata la trasformazione del centro storico da luogo di residenze dogni ceto sociale, di attività istituzionali, di esercizi commerciali e turistici per lo più qualificati ad immenso e indifferenziato fast-food per un turismo mordi-e-fuggi, con unoccupazione di suolo pubblico praticamente senza limiti e con infiltrazioni malavitose allarmanti. Non cè ancora un osservatorio cittadino, ma si stimano in 1.200 i locali che occupano suolo pubblico. Molti senza titolo o con titolo scaduto. Bisogna darsi regole serie, fondate su di una idea giustamente complessa di questa città unica. Altro problema: larredo urbano. A occhio nudo il peggioramento è continuo, la degradazione disastrosa. Via dei Pastini - un albergo tranquillo e alcuni locali molto tradizionali, anche nei nomi - è stata sconvolta in pochi mesi. Alla Rotonda poi le luci al neon di una delle tante gelaterie impattano violentemente col Pantheon stesso. Via del Banco di Santo Spirito - che architettonicamente è la stessa della stampa settecentesca del Vasi - è diventata in pochi giorni un trash di negozi «cinesi» di orribili souvenir. E da lì si vede Castel SantAngelo, nientemeno. In tutti questi anni il Campidoglio avrebbe ben potuto creare o ricreare una commissione per il decoro, o lornato, urbano del più alto livello, composta, a turno, da pochi ma inattaccabili personaggi? Il Comune, come si è fatto e si fa in altre città, usi i poteri - regolamentari e repressivi - che ha oli deleghi sul serio ai Municipi stroncando alla radice labusivismo. Le Soprintendenze attuino gli indiscutibili poteri dati loro dai vincoli architettonici già esistenti e dal Codice per i Beni culturali e il Paesaggio. Questo involgarimento, questo imbruttimento, questo oltraggio di Roma a se stessa può, deve finire. Ma non capiscono, commercianti ed esercenti per primi, che, volendo o permettendo tutto ciò, pelano viva e uccidono la gallina dalle uova doro? Queste assurde luci pongono un interrogativo fondamentale: quale uso si vuol fare della Città Eterna e dei suoi tesori?