CHIAVARI. La necropoli torna a casa. Il Comune di Chiavari la ospiterà a Palazzo Rocca. Potrebbe essere collocata nei fondi delledificio o "interrata" (ma visitabile) nel giardino. Nellambito della ristrutturazione globale del palazzo, da finanziare con una parte del denaro derivante dalla vendita della Colonia Fara, infatti, verrà individuato uno spazio in cui ricostruire la necropoli protostorica della città, oggi chiusa in un fabbricato al Chiapparino di Cicagna e non fruibile al pubblico. «Il sito ha una valenza archeologica molto importante - conferma il vicesindaco e assessore alla Cultura, Roberto Rombolini - e gli troveremo uno spazio adeguato quando trasformeremo Palazzo Rocca in un polo museale». La questione è stata affrontata da Rombolini lo scorso 7 ottobre, in Regione, con lassessore ligure alla Cultura, Fabio Morchio, il responsabile del museo archeologico cittadino, Roberto Maggi; Giovanna Maria Bacci e Giuseppina Spadea della Soprintendenza per i beni archeologici della Liguria; il presidente della Comunità montana Fontanabuona, Gianfranco Arata, e il segretario della sezione Tigullia dellIstituto internazionale di studi liguri, Renato Lagomarsino. «Non abbiamo ancora un progetto precisa il vicesindaco - ma la volontà è di creare un percorso culturale legato al museo archeologico esistente». La necropoli, venuta alla luce casualmente nel 1959 inviale Millo, con le sue 126 tombe a cassetta, è il più cospicuo monumento dei liguri preromani pervenuto fino a noi. «Risale alletà del Ferro - spiega Roberto Maggi - quando nella zona viveva la tribù ligure dei Tigulli, ed è il cimitero di una cittadina di mercanti e di guerrieri. La sua ricostruzione potrebbe legarsi alla ristrutturazione del museo archeologico dove 50 mila anni di storia sono racchiusi in pochi metri quadrati». Nellattesa che gli spazi siano individuati e la Fara sia venduta, un accordo è stato raggiunto. Per un altro anno la necropoli rimarrà al Chiapparino di Cicagna e, in via provvisoria, la locazione del fabbricato in cui è allestito il monumento, grazie alla disponibilità manifestata da Renato Lagomarsino, potrebbe essere sostenuta dalla sezione Tigullia dellIstituto di studi liguri. Il segretario, infatti, si appresta a portare nel consiglio direttivo del prossimo 14 novembre lidea che, per un anno, la sezione, con il sostegno della Regione, possa farsi carico del canone di locazione «nellattesa che la Soprintendenza sia autorizzata dal ministero a pagare laffitto e possa assumersi limpegno per gli anni necessari a consentire a Chiavari di individuare uno spazio in cui realizzare la ricostruzione della necropoli». Lagomarsino fautore del trasferimento delle lastre di ardesia, prelevate nel 1998 da due serre del Parco Rocca - seguì trasloco, pulizia, catalogazione e rimontaggio, curato dalla società chiavarese specializzata Viarengo e Tiscornia snc. «La scelta del Chiapparino, dove già esisteva lEcomuseo della Fontanabuona - spiega Lagomarsino - fu determinata dalla decisione di ricostruire, seppur parzialmente, la necropoli». La proposta fu accolta dal Comune di Chiavari, dalla Soprintendenza e dalla Comunità montana: il presidente di allora, Maria Teresa Demartini, trovò una sede e sottoscrisse il contratto di locazione con alcuni privati. «Complessivamente - aggiunge il segretario della Tigullia - il costo fu di 73.100 euro, la metà del preventivo. Un risultato ottenuto con una gestione in economia e al continuo raffronto tra le spese e la disponibilità delle risorse». Linaugurazione, però, avvenne il 23 dicembre 2004, in un momento infelice per la Comunità montana (che fu commissariata) e per il Chiapparino, destinato a chiudere di lì a poco. «In più occasioni scrissi agli enti coinvolti - spiega lattuale presidente della Comunità montana Fontanabuona, Gianfranco Arata - dicendo che bisognava trovare una soluzione». Oggi il canone daffitto è di 5 mila euro lanno e dallo scorso ottobre il contratto è scaduto.