Un'immagine del Museo Ferragamo di Firenze. Inaugurato nel 1995, si propone di ideare e promuovere nel mondo eventi, mostre e ricerche dedicate alla cultura contemporanea della moda Nel paese della creatività, del design, della moda, non esiste una vera e propria struttura museale ad hoc. Finora, perlomeno. Perché il 3 febbraio scorso la Camera ha approvato un provvedimento che istituisce una rete di musei «per favorire e tutelare il sistema della moda e del costume italiani, dei prodotti tessili, delle calzature e degli accessori». I punti principali del provvedimento, che ora passa all'esame del Senato, sono i seguenti: Sistema museale. La legge istituisce una rete di strutture espositive per raccogliere, conservare, catalogare ed esporre i materiali e le opere nel settore della moda e del costume; promuovere iniziative e attività culturali destinate alla conoscenza del patrimonio culturale conservato all'estero; lanciare e premiare nuovi stilisti. Fondazione. La gestione del sistema è affidata a una fondazione con sede a Firenze, presso la Galleria nazionale della moda e del costume (oggi Galleria del costume di Palazzo Pitti), che avrà funzioni di indirizzo, raccordo e coordinamento e che provvederà a promuovere le attività e a conseguire l'ampliamento delle strutture, così da garantire la realizzazione di almeno un museo in ogni regione d'Italia. La fondazione avrà la direzione scientifica del sistema museale. Partecipano alla fondazione i ministeri dei Beni culturali e delle Attività produttive, le Regioni e gli enti locali, nonché strutture pubbliche o private. Risorse. I finanziamenti sono sia privati sia statali. Per quelli statali è previsto uno stanziamento di 6,6 milioni di euro per tre anni ripartiti in modo da assicurare l'istituzione dei nuovi musei e il restante come contributo alle spese per il funzionamento del sistema museale. Strutture aderenti alla rete dei musei. La Galleria nazionale della moda e del costume di Firenze, il Museo del tessuto di Prato, la Fondazione Micol Fontana di Roma, il nuovo Museo della moda di Milano, il Museo nazionale della seta di Como. A questi si deve aggiungere una serie di altre strutture che hanno già chiesto di aderire: il Museo del tessile e della tradizione industriale di Busto Arsizio, il Museo dell'artigianato tessile, della seta, del costume e della moda calabrese di Reggio Calabria, il Museo della seta e degli antichi telai di San Leucio di Caserta, il Museo del tessile e del costume di Spoleto, il Museo della moda e del costume di Palazzo Mocenigo di Venezia e il Museo di Palazzo Fortuny di Venezia, a cui si deve aggiungere il progetto di realizzazione di un nuovo Museo del costume dell'area mediterranea, annunciato a Lecce. Ma se per il perfezionamento della rete nazionale forse si dovrà aspettare ancora un po', Genova si è mossa con un'iniziativa propria. Nascerà infatti a maggio un museo-laboratorio dedicato ai tessuti e alla moda d'epoca. Avrà sede in parte a Palazzo Bianco, in parte a Palazzo Spinola. Ma se invece che guardare al futuro ci "accontentiamo" del presente, un posto d'onore lo merita il Museo Ferragamo di Firenze. Inaugurato nel 1995, è il cardine dell'attività culturale della casa di moda fiorentina fondata da Salvatore Ferragamo. Oltre a svolgere attività di conservazione e di divulgazione dei contenuti della storia della griffe, coordina e supervisiona gli eventi culturali del marchio. L'intento è quello di ideare, organizzare e promuovere in tutto il mondo eventi, mostre e ricerche di respiro internazionale, dedicate soprattutto alla cultura contemporanea della moda. In fondo, lo stesso obiettivo della futura rete museale nazionale.