Un'iniezione di energia per la Fondazione dei Musei Civici di Venezia. In un momento di fuga degli sponsor anche dalla laguna - a causa della crisi economica - per l'istituzione presieduta da Sandro Parenzo arriva un partner privato d'eccellenza. E' l'Eni, la multinazionale italiana petrolifera, che garantirà alla fondazione che ha ereditato la gestione dei musei, un «tesoretto» di 5 milioni di euro in tre anni, di cui due già nel 2009. Soldi - come spiega Parenzo - che non serviranno per le mostre, ma per migliorare gli stessi musei. Parenzo, perché una multinazionale italiana dell'energia ha deciso un investimento così importante sui musei veneziani? «Perché gli garantiremo un adeguato ritorno di immagine legato a tutti i nostri musei, con possibilità di eventi esclusivi come cene o aperture notturne delle raccolte per i propri ospiti, oltre alla comparsa del marchio in tutte le nostre manifestazioni. Si tratta, per noi - in un momento economico come questo - di un risultato eccezionale, che ci consente di guardare al futuro con un po' di tranquillità». Come saranno investiti questi fondi, a partire dai 2 milioni di euro del 2009? «Tutti sui musei, per migliorarne servizi e funzionalità, a cominciare dal Museo del Vetro di Murano, dove cercheremo di aprire anche la parte del contemporaneo e proseguendo con il museo di Burano, che deve essere risistemato. Ma contiamo anche di ampliare gli spazi espositivi della Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, spostando al Parco Vega di Marghera i suoi depositi e guadagnando un piano per mostre e collezioni». Voi avete ricevuto «in dote» dal Comune anche Ca' Corner della Regina, ex sede dell'Asac. Che ne farete? «Lo stiamo definitivamente liberando dai materiali ancora giacenti dell'Archivio della Biennale. Poi l'idea è quello - senza affrontare i costi esorbitanti di un restauro - di attrezzarlo a spazio espositivo "leggero", che possa essere utilizzato per mostre che ci assicurino anche un introito economico». A proposito di mostre: come pensate di finanziarle? «Fatte salve le scelte di programmazione - che saranno proposte insieme dal Comitato scientifico, dal Collegio dei direttori e dal direttore della fondazione - organizzeremo solo mostre che abbiano una copertura economica pressoché garantita. Altrimenti rinunceremo. Già con la mostra di Depero, in corso al museo Correr, è partito il nuovo sistema che non prevede più che le mostre siano finanziate da Venezia Musei - l'associazione d'impresa che cura i servizi museali - riprendendo poi l'investimento attraverso gli incassi al botteghino. Faremo da soli, con l'aiuto di sponsor privati. O, se non arriveranno, non faremo». La mostra dell'anno dovrebbe essere quella sul Futurismo, sempre al Correr. «Sempre che si riescano a trovare i fondi necessari. La Fondazione di Venezia e la Regione ci avevano promesso circa mezzo milione di euro per la mostra su Giovanni Bellini, speriamo lo confermino per il Futurismo. Sarebbe bello, anzi, che anche il Carnevale 2009 fosse dedicato al Futurismo, nell'anno del centenario. Spunti e occasioni non mancano, visto che ci sono stati anche i "fuochi d'artificio" futuristi». Perché avete rinunciato a ospitare - dopo la tappa in corso a Roma - la mostra sul Bellini? «Perché sarebbe stato un doppione, dimezzato nel numero e nella qualità delle opere, con il rifiuto a prestarle per la mostra anche da parte di istituzioni veneziane che hanno detto sì, invece, a concederle a Roma. Fare a Venezia una mostra così, peraltro costosa, non avrebbe avuto alcun senso». E sui musei della Piazza? «Con il sindaco Cacciari, abbiamo chiesto al presidente delle Assicurazioni Generali, Antoine Bernheim, di cederci l'ala delle Procuratie Vecchie, ora sottoutilizzate solo per rappresentanza. Così ampliare il Correr e spostare qui caffetteria e bookshop che vogliamo gestire direttamente, migliorandone la qualità. Ci aspettiamo una risposta, ma saremmo molto delusi se, ancora una volta, le Generali dimostrassero di avere scarsamente a cuore una città che pure citano continuamente attraverso il loro simbolo». La fondazione ha bisogno di autonomia. «Assoluta, anche perché è impossibile utilizzare al meglio spazi su cui altri - sia pure lo stesso Comune - prevedano iniziative diverse. Speriamo che tutti se ne rendano conto. Vorremmo, anzi, che anche la Regione entrasse nella fondazione per aumentarne l'autorevolezza della proposta culturale».