«Dopo 50 anni le ville, in quanto architettura, sono in buona parte restaurate. Nel contempo però è mutato radicalmente il contesto, si è trasformato in profondità il paesaggio, che ora è assediato da ogni parte dalle costruzioni che invadono anche il territorio agrario e le prospettive delle ville». Questa dichiarazione, resa ai Gazzettino dallarchitetto Franco Posocco l11 maggio del 2001, in occasione di un convegno della Fondazione Mazzotti, potrebbe sintetizzare linchiesta pubblicata sullultimo numero del Giornale dellArte, firmata da Edek Osser e intitolata "Così lItalia ha massacrato Palladio Un vero e proprio catalogo degli orrori, un lungo elenco di monumenti assediati dalle strade, dalle case, dai capannoni, un imbarazzante biglietto da visita diffuso (anche su "The Art Newspaper) proprio in concomitanza con le celebrazioni per il cinquecentenario palladiano. Larticolo, che cita alcuni noti studiosi e vari addetti ai lavori, da Lionello Puppi a Francesco Vallerani, da Giulio Muratori a Nadia Qualarsa, da Marco Magnifico a Margherita Verlato, racconta anche dei recuperi andati a buon fine, dellimpegno dellIstituto Regionale delle Ville Venete, degli interventi del Fai e di altri enti morali anche stranieri, come il Landmark Trust che ha come presidente onorario il principe Carlo. Ma la sostanza dellinchiesta è la dura denuncia per le duemila ville (su 4.270) non vincolate e spesso in stato di abbandono, per le fabbriche che assediano la splendida Riviera del Brenta, per Villa Chiericati, a Vancimuglio, «circondata da capannoni», per Villa Onesti Magrin a Grisignano strozzata dalle strade. Una denuncia che diventa vero e proprio allarme per la prospettiva di raddoppio del Dal Molin, a poche centinaia di metri dai monumenti palladiana a Vicenza, per la realizzazione della Valdastico sud, "cavallo di Troia per nuove urbanizzazioni" (Vallerani), per il proliferare delle cave (603 attive, 701 dismesse ma ancora aperte, solo quelle censite) che feriscono a fondo il paesaggio regionale. Unistantanea che Giancarlo Galan, che è anche assessore alla tutela del paesaggio, bolla come «false notizie, figlie di una assoluta povertà ideologica». «Innanzitutto il tracciato della nuova autostrada - precisa Galan - invece che accanto a villa Saraceno di Agugliaro sarà realizzato al di sotto del campestio, proprio per non creare alcun impatto paesaggistico». Lampliamento del Dal Molin poi, aggiunge Galan «è stato giudicato "assolutamente ininfluente rispetto a qualunque architettura palladiana" dal ministero dei Beni culturali, anche quando questo era diretto da Rutelli». Il Veneto degli ultimi 30-40 anni del grande sviluppo industriale, ricorda Galan, «ha di sicuro consumato parti importanti del cosiddetto "paesaggio culturale", ma quanto accaduto non è niente di più e niente di peggio di ciò che si vede attorno a Prato e a Firenze, o ai piedi della Rocca di Orvieto o dalle parti di Perugia». Cè una differenza, però: «Qui nel Veneto il paesaggio culturale trova punte significative estese e assai tutelate: vaste aree dellalta trevigiana o delle Dolomiti o del Delta del Po, per non parlare di ciò che è possibile ammirare ancora in Lessinia, negli Euganei e nei Berici. In ogni caso il Veneto è lunica regione italiana che fin dal 1979 ha creato un Istituto che ha come finalità la tutela, la salvaguardia e il restauro dellimmenso patrimonio costituito dalle ville venete. LIstituto ha concesso mutui ai proprietari delle ville per circa 130 milioni di euro. Chi in Italia ha fatto altrettanto?» A dare man forte a Galan è arrivato in serata un comunicato del ministro Bondi, che ha ricordato di aver firmato a Vicenza, insieme al presidente della Regione e proprio in occasione dellapertura della mostra del Palladio, un protocollo di intesa per lapplicazione rigorosa del codice Urbani: «la volontà mia e del presidente Galan per la difesa del paesaggio intorno alle ville del Palladio è totale - ha assicurato il ministro - Non sono mancate e non mancheranno, perciò, tutte le azioni necessarie a tale fine». Gli studiosi però sono meno ottimisti. Il professor Giuseppe Pavanello definisce il paesaggio veneto come «il bel volto di una ragazza deturpato dai brufoli», e aggiunge allelenco del Giornale dellArte altre brutture: come il condominio davanti alla stazione di Feltre, lOspedale di Castelfranco a 10 metri dal Parco Revedin Bolasco, la zona industriale a ridosso di Asolo. «Apprezzo limpegno di Galan - aggiunge Pavanello - ma mi pare che i buoi ormai siano scappati». Altrettanto severo il giudizio di Domenico Luciano, direttore della Fondazione Benetton: «Il disastro realizzato nel Veneto non è dissimile da quello di altre zone dItalia: quello che è grave è la dimensione e la velocità con cui si è realizzato, devastando un tessuto fatto non solo di 4mila ville, ma di 2500 piccoli borghi, di centinaia di insediamenti storici. Per decenni chiunque ha potuto fare qualsiasi cosa, ovunque volesse, perché tutti ci guadagnavano: i contadini che veri devano, i costruttori che costruivano, i sindaci che incameravano, oneri di urbanizzazione. Ma in questo modo dal 1951 al 2001 il territorio dedicato allagricoltura è sceso da oltre il 90 a meno del 60 del totale: ci siamo persi 2300 kmq, come unintera provincia».