l'intervistaFabio Binelli (Lega) L'assessore all'urbanistica: «Attacchi strumentali contro la statua» Fischia il fallo, Fabio Binelli. L'assessore all'urbanistica del comune di Varese, leghista e segretario cittadino del partito di Bossi, ci ha pensato un po' su prima di entrare nel dibattito sui veri o presunti «orrori architettonici e urbanistici» della città giardino. Almeno fino a quando la polemica ha travalicato la matrice iniziale, l'ormai provocatoria petizione promossa dall'architetto Riccardo Blumer contro la nuova statua in omaggio alla polizia collocata in piazza Libertà. E ha coinvolto intellettuali del calibro di Luigi Zanzi, politici, amministratori, professionisti e gli stessi poliziotti. Spostandosi su valutazioni relative alla città nel suo complesso e sugli orrori che porterebbe in seno: i nuovi alberghi, le piazze stravolte, l'architettura sciatta e trasandata. Binelli, si sente chiamato in causa dalla statua o dalle scelte urbanistiche? Per cominciare, la polemica sollevata sul caso specifico della statua mi sembra strumentale, tanto più che rappresenta Italia turrita e non, come supposto da qualche detrattore, un arcangelo. Forse, se questi si fosse degnato di osservarla, se ne sarebbe quantomeno accorto... Nel merito, però, non se ne contesta il significato quanto il pregio artistico e l'opportunità... Me ne rendo conto ma ribadisco che, nello specifico, quello che conta di più è sicuramente il significato. Tra l'altro, va detto che tutte le forme di architettura moderna suscitano reazioni contrastanti ed è difficile, se non impossibile, pretendere oggi di far costruire in stile liberty o neogotico. Forse non si può chiedere il liberty, ma la qualità è doverosa, non crede? Il problema della qualità degli edifici è reale. Si sono verificati casi in cui gli interventi edilizi non hanno avuto adeguati riscontri qualitativi rispetto ai progetti presentati in assessorato. Altre volte, i progetti sono stati cambiati in corso d'opera. Sta dicendo che il Comune ha le mani legate? Le armi dell'amministrazione sono limitate: gli aspetti qualitativi non possono essere esaminati dal Comune, al quale di norma spetta solo la valutazione quantitativa e tecnica. Questo significa deregulation totale? Per limitare la tendenza a imbrogliare le carte, in alcuni progetti sottoposti alla commissione urbanistica, è stata inserita su mia richiesta la clausola che, nell'approvazione del progetto unitario, uno degli elementi costituenti dovesse essere l'impianto architettonico. È capitato, per esempio, anche in relazione agli alberghi. Assessore, gli alberghi sono tra le strutture più contestate: qualcosa, dunque, non ha funzionato? Al contrario, se non fossimo intervenuti, l'albergo di via Albani sarebbe stato più alto di ben due piani e lo stesso vale per l'ex Riv Skf, che aveva preventivato un piano in più. Non dimentichiamoci, poi, del programma integrato di intervento relativo al comparto di fronte all'ospedale di Circolo. Già, che fine ha fatto quell'intervento? Lo abbiamo bloccato perché il progetto architettonico è stato giudicato inaccettabile e siamo in attesa di modifiche. Ne abbiamo chieste anche in altre circostanze ma siamo stati sconfitti in sede giudiziaria, e la ragione è andata ai proponenti. Sforzo notevole ma, a quanto pare, non ancora sufficiente... Ci sono interventi singoli che non prevedono il passaggio politico e, conseguentemente, la valutazione qualitativa. Tuttavia, interverremo in sede di piano di governo del territorio, il pgt, lo strumento urbanistico che andrà a sostituire il piano regolatore. Estenderete i vincoli? Verificheremo con la Soprintendenza la possibilità di estendere alcuni vincoli. Nei giorni scorsi, ad esempio, la giunta regionale ha approvato la «tutela paesaggistica» per l'ex area Cagna di Biumo Inferiore, accogliendo la nostra richiesta. Anche nel regolamento edilizio pensiamo di introdurre norme di piano che orientino gli interventi al decoro e, contestualmente, contiamo sull'opera di salvaguardia della nuova commissione per il paesaggio, composta da esperti urbanistici e ambientali. Non ci sarà il rischio di aumentare la burocrazia per ritrovarsi pur sempre con un pugno di mosche in mano? Non direi, aumenteremo i controlli, cercando di concentrare l'attenzione anche sull'uso dei materiali. D'altronde, una scarsa conoscenza in merito è già oggi un grave problema per molti edifici: se, ad esempio, la vernice di una facciata si scrosta dopo pochi anni, significa che è stata utilizzata quella sbagliata. Dato per acquisito, e operativo, tutto quello che ci siamo detti fin qui, chi valuterà la qualità architettonica? E, soprattutto, quali saranno i criteri? La qualità architettonica dipende da molti fattori, quelli elencati in precedenza sono i fondamentali. Tuttavia, non dobbiamo trascurare un aspetto determinante: ogni nuovo edificio crea scompiglio, è inevitabile, e occorre attendere l'assimilazione. Vale anche il contrario: quando un vecchio fabbricato viene abbattuto, si vivono momenti di sofferenza perché è pur sempre un pezzo della storia di qualcuno che finisce. Tanto è vero che, in alcuni casi, ci siamo opposti. Quando vi siete opposti? Penso a un fabbricato di via Medaglie d'Oro. La proprietà ha proposto di aumentare il volume del fabbricato ricostruendolo in toto. Noi abbiamo invece chiesto di conservare la vecchia villa, l'ultima rimasta nella via, concedendo il via libera alla demolizione dei capannoni circostanti. Il progettista ha raccolto la sfida, ipotizzando di affiancare all'immobile storico un edificio molto moderno. Vedremo il risultato, ma lo sforzo c'è stato.