Sarà che viviamo a Firenze, sarà che la materia è in pieno fermento riformatore, il fatto è che riflettere sulla gestione dei beni culturali, la loro custodia e le nuove potenzialità del settore, sta diventando interessante. Non a caso Vannino Chiti, proprio su queste colonne, ha rilanciato la proposta del presidente della Regione Toscana di un passaggio di competenze dalle sovrintendenze a guida ministeriale agli uffici regionali. Nell'escludere poi una legge speciale per Firenze come città d'arte, Chiti invita la controparte politica a misurarsi nel merito. I successivi interventi del sovrintendente Paolucci e dell 'assessore comunale Siliani, al di là dei reciproci scivolamenti polemici, hanno specularmente posto l'esigenza della terzietà e della unitarietà della tutela su tutto il territorio nazionale, l'uno per farne un dogma inviolabile, l'altro per teorizzare l'inesistenza di fatto. Quello che appare chiaro è che tra flessibilità di un sistema e la sua frammentazione c'è una bella differenza, Da oltre un secolo l'Italia gode, grazie al lavoro delle sue Soprintendenze e del comparto didattico della Storia dell'Arte, di un sistema culturale centralizzato ed al contempo diramato per ogni dove, che non si è occupato solo di tutelare il patrimonio ma anche di formare specialisti in strutture d'eccellenza come l'Istituto centrale del restauro ed il «nostro» Opificio delle pietre dure. Tutta Europa li riconosce come punti di riferimento. La nostra organizzazione museale ed il circuito espositivo si è strutturata, ed ha formato ottimi operatori, poggiando sul cardine del criterio unitario dì gestione come sinonimo di garanzia ed aiuto al capirne l'inquadramento storico, dentro il più ampio contesto della nostra civiltà. Evocare altri scenari non mi pare però che aiuti ad una serena valutazone, sia perché qualche competenza minore è già stata decentrata senza danno alcuno, così come sembra piuttosto debole il paventare il rischio di una eventuale minar autonomia dei sovrintendenti rispetto al potere, politico locale da cui andrebbero a dipendere. Non credo che in una democrazia matura l'autonomia di giudizio sì garantisca con la lontananza chilometrica dal superiore gerarchico. Darlo Nardella, responsabile toscano cultura dei Ds, propone che, sgombrato il campo da equivoci su tentazioni secessionistiche in materia da parte della Regione Toscana, peraltro sempre all'avanguardia nell'ossessiva contestazione di qualsivoglia provvedimento governativo, si passi dalle enunciazioni di principio ad un'analisi dei modi e degli strumenti per la comune finalità di una miglior tutela dei nostri beni culturali. Accettiamo volentieri anche perché come centrodestra toscano, fra le oggettive mancanze di una siamo gelosi, quella di convinzioni ideologiche precostituite. In questo campo mi sembra già un buon punto di partenza per un confronto. Graziano Grazzini Vicepresidente commissione cultura Firenze
I Beni culturali. Rispettare l'autonomia dei sovrintendenti
Il presidente della Regione Toscana ha proposto di passare le competenze delle sovrintendenze a guida ministeriale agli uffici regionali. Il sovrintendente Paolucci e l'assessore comunale Siliani hanno espresso opinioni contrapposte sulla gestione dei beni culturali. Vannino Chiti ha criticato la legge speciale per Firenze come città d'arte e ha invitato la controparte politica a misurarsi nel merito. I sovrintendenti e gli assessori hanno posto l'esigenza della terzietà e della unitarietà della tutela su tutto il territorio nazionale. La Toscana ha un sistema culturale centralizzato ed al contempo diramato, che ha formato specialisti in strutture d'eccellenza.
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