LAccademia in via Mascheroni, soluzione vicina Al Castello per il restauro della sala delle Asse rilancia anche la Beic, tra i "progetti Expo" «Vogliamo che Brera diventi il modello di ciò che devono essere i musei in Italia». Così si è espresso ieri il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, intervenendo alla presentazione del progetto di restauro della leonardesca Sala delle Asse a Castello Sforzesco. Una dichiarazione di buoni intenti, in attesa che venga sciolto il nodo del trasferimento dellAccademia di Brera, indispensabile per lasciare più spazio alla Pinacoteca che da anni attende questo momento come il moribondo lossigeno. Il momento, però, non è ancora giunto. «Non siamo lontani dalla soluzione, con il ministero della Difesa abbiamo avviato i contatti» ha detto Bondi. Non cè ancora la firma definitiva, insomma, per il trasloco della scuola darte di Brera alla ex caserma di via Mascheroni. Lintervento nella Sala delle Asse inizierà lanno prossimo e sancisce il sodalizio tra il ministero e Milano anche su altri fronti, nel nome dellExpo. «Il rapporto di collaborazione con il Comune e con il sindaco Moratti non potrebbe essere migliore e riguarda diversi aspetti - ha aggiunto ancora Bondi - . Stiamo lavorando a tanti progetti culturali in vista dellExpo, dalla Grande Brera alla biblioteca Europea. I musei sono il nostro patrimonio più grande. È inspiegabile come in altri paesi siano motore dello sviluppo mentre invece da noi siano spesso sconosciuti agli stessi cittadini della città in cui si trovano». La decorazione della sala delle Asse fu commissionata a Leonardo da Ludovico il Moro, lo provano anche i documenti del 1498. Il restauro, affidato allOpificio delle Pietre Dure di Firenze affiancato dalla direzione delle Raccolte dArte del Castello, durerà tre anni, con un investimento di circa due milioni di euro: uno e mezzo verrà versato dalla A2A, ex Aem, e 500mila dal ministro. «Leonardo - ha detto il sindaco Moratti - è il simbolo della nostra città e il progetto di restauro, attorno al quale si sono raccolte istituzioni pubbliche e private in una logica tutta milanese di sinergia, ha valenza internazionale». La splendida volta concepita dallartista (ma non si sa se materialmente eseguita da lui o dagli allievi) rappresenta un grande pergolato. Sedici alberi dipinti lungo le pareti - di questi non resta quasi nulla, se non qualche pallida ombra di segni, rosi dai sali, su uno dei muri - allungano i loro rami intrecciati e fioriti sulla volta azzurra, coprendola tutta in un arabesco verde. Alla fine del XVIII secolo la sala venne intonacata e laffresco ricomparve solo quando, alla fine dell800, lintonaco iniziò a sgretolarsi. Luca Beltrami incaricò il pittore Enrico Rusca di un restauro completo, con il risultato che ogni foglia, fiore, intreccio, ramo venne ridipinto con colori forti e brillanti, stravolgendo la levità leonardesca. Ora laffresco tornerà allantico aspetto, disvelando la pittura originaria dellintrico arboreo rinascimentale. E cè la speranza che riservi qualche sorpresa.