La mobilitazione La Cgil davanti al Comune, e poi musicisti e giornali. Dai banchetti al web: record di raccolte firme E la prima volta che in questa città si materializza una vera e propria mobilitazione Ad aprire il fuoco era stato il Corriere del Mezzogiorno con paginate di nomi Chi non firma è perduto. Alzino le mani quelli che rifiutano di siglare uno degli appelli in circolazione da un po di giorni perché il teatro Petruzzelli tiri su il sipario prima di subito. E come chiedere se ci piace il sole, se preferite mangiare o morire di fame, roba del genere. Ma tantè. Dopo diciassette anni, i baresi pensano di meritarsi uninaugurazione coi fiocchi e fanno di tutto perché tutti lo sappiano. Perfino attraverso gli autografi, ché se fossero messi insieme uno dietro laltro così come sono già riuscirebbero a fasciare il politeama riveduto e corretto. Questa dellappello per il Petruzzelli diventa una mania, una moda, la maniera di gridare (con la biro come megafono) "adesso smettetela di litigare e piuttosto, datevi da fare" rivolta ad amministratori pubblici, ministri, proprietari del teatro, che forse per i suddetti è soltanto un immobile da cui ricavare un reddito. E la Cgil ad organizzare la madre di tutte le battaglie: cinquemila firme in tre giorni. Vanno avanti, i delegati sindacali della fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari: perché il titolare dei Beni culturali Sandro Bondi possa essere inondato (o travolto?) dalla sottoscrizione-tsunami. Ma ad aprire il fuoco dello sgorbio, purché leggibile, era stato il Corriere del Mezzogiorno: paginate di nomi e cognomi, che hanno la voglia dindignarsi in grassetto. Mentre oggi comincia unaltra raccolta: quella di musicisti musicologi professori del conservatorio compositori. Fanno parte del comitato "6 dicembre", la data in cui dovrebbe andare in scena lo spettacolo della rinascita. Il quartier generale di questa protesta "allo Stradivari", giacché a capeggiarla è il violinista Francesco DOrazio, è a piazza San Ferdinando, ma banchetti saranno allestiti anche nei rioni Libertà, Japigia, Carrassi, San Paolo, Poggiofranco, Carbonara, Madonnella. Come lo strumento che prende il nome del liutaio più importante della storia dItalia, pure gli scarabocchi sui fogli di carta vogliono emettere un suono potente e corposo. Ad esplodere è addirittura la rabbia virtuale. Gli internettiani si danno appuntamento su Facebook, il social network ormai più celebre del Grande Fratello o dellIsola dei famosi. Il giornalista genovese Marco Brando fonda il gruppo "Riaprite il teatro Petruzzelli" e raccoglie qualcosa come 2mila 076 adesioni. Un giovane veltroniano di queste parti, Domenico De Santis, ne fonda un altro che sembra il quesito di un referendum: "Per il Petruzzelli serve un nuovo decreto di esproprio?". E la prima volta che in questa città si materializza una vera e propria mobilitazione di massa perché un bene di tutti, ancorché privato, a tutti sia restituito senza se e senza ma. Quelli - i se e i ma agitati da avvocati o uomini politici - sono nodi che saranno sciolti chissà quando, ma nel frattempo non è possibile continuare a tenere sbarrate le porte dellunico edificio per cui Bari, san Nicola a parte, ha una certa notorietà nel mondo. E come se a Roma restaurassero il Colosseo, ma poi non permettessero ai turisti di visitarlo. Ecco perché i baresi partecipano, e trasformano in una marcia silenziosa il gesto semplice della segnatura. E quasi una rivoluzione: pacifica, che però non deve essere resa impossibile. La firma diventa una festa: quella che verrà.