Tecnici e professionisti di mezzo mondo riuniti a Locorotondo. Nel segno di tradizione e sostenibilità Per certi versi ricorda la Compagnia dellAnello di Tokien. Un gruppo fittissimo, con migliaia di membri, diffuso in tutto il mondo nel nome della costruzione a secco, tonda, ovale, rettangolare, aguzza. Una filosofia di vita che potrebbe partire da questa immagine dello studioso Piero Laureano: "Nel deserto, a 40 gradi, se metti su una pietra, questa ti proteggerà dal sole, abbasserà la temperatura e ti regalerà una possibilità di sviluppo". Elementare, eppure vitale. La Puglia pratica questo genere di adesione allambiente già dal 1500 con muretti, trulli, cummerse e lamie. Per discuterne, nel 1988 a Noci, si svolse il primo congresso internazionale della pietra a secco, messo su da Angelo Ambrosi ed Enrico Degano della Facoltà di Ingegneria di Bari. Il gruppo di studiosi e appassionati riuscì a chiamare a raccolta gente che arrivava da tutto il mondo. Tanti erano a condividere la medesima fede, oltre ogni aspettativa, e per non disperdersi si organizzarono in Francia nella Sps (Sociétè scientifique internationale pour létude pluridisciplinare de la pierre séche). Nel tempo vi hanno aderito architetti, geografi, antropologi, sociologi e, cosa più importante, anche trullari, operatori turistici o semplici innamorati di questa tecnica di costruzione che non prevede luso della malta. Adesso sono venti i Paesi che hanno questo comune punto di riferimento compresa America e Australia e che ogni due anni si ritrovano in una nazione diversa. Saranno ben trentuno i tecnici e i professionisti provenienti anche da Regno Unito, Spagna, Svizzera, Francia, Germania, Grecia che da venerdì a domenica si daranno convegno nellistituto tecnico agrario di Locorotondo "Basile Caramia" per lXI congresso internazionale della pietra a secco organizzato dalle associazioni Lapis di Alberobello e Il Tre Ruote Ebbro di Locorotondo, con il sostegno della Provincia, del Comune e della Banca di credito cooperativo di Locorotondo e con il patrocinio della Regione. Si è pensato di ritornare in Puglia e di fare un po il punto della situazione, come spiega lorganizzatore, larchitetto Michelangelo Dragone, che ribadisce la volontà di mantenere la trasversalità dellincontro, non solo per scienziati ma anche per artigiani. Nel suo intervento discuterà del senso identitario della costruzione a secco. Varie le tipologie che in Francia, ad esempio, possono chiamarsi "capitelles" o in Slovenia "kazuni". «Al di là della forma che può essere affine - spiega Dragone - quel che conta è la comune compatibilità ambientale di queste costruzioni. I muretti sono corridoi ecologici che parlano della possibilità di coltivare, condurre un sistema di vita in sintonia con la natura, utilizzando il materiale che essa mette a disposizione». I diversi relatori si confronteranno sulle tecniche e sui manufatti in pietra a secco, con particolare attenzione alla storia e alla tradizione dei luoghi, faranno anche unescursione in Valle dItria. Un focus sarà dedicato alla "Ecosostenibilità tra passato e futuro". A questo proposito, Dragone ribadisce limportanza di trasmettere la tecnica tradizionale non solo per restaurare le costruzioni già esistenti, ma per costruirne di nuove: «In questo caso finiremmo nellambito dellarcheologia; tecniche di questo tipo vanno salvaguardate». Piccolo appunto, infine, riguardo il valore immobiliare raggiunto dai trulli: «Alla luce di queste cifre, chi ci vive da sempre, vende e questo snatura il luogo. Alberobello non ha più residenti nella zona Monti e di sera si spopola, decretando la fine del vicinato. Esiste un limite duso di questi posti così particolari che non andrebbero stressati».
PUGLIA - "Noi, innamorati pazzi di trulli e muri a secco"
Il 29 settembre si è tenuto a Locorotondo il XI congresso internazionale della pietra a secco, organizzato dalle associazioni Lapis di Alberobello e Il Tre Ruote Ebbro di Locorotondo. Il convegno ha riunito tecnici e professionisti provenienti da venti paesi, tra cui America e Australia, per discutere sulla tecnica di costruzione a secco e sulla sua sostenibilità ambientale. L'architetto Michelangelo Dragone ha ribadito la volontà di mantenere la trasversalità dell'incontro, non solo per scienziati ma anche per artigiani, e ha discusso del senso identitario della costruzione a secco.
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