Lo raggiungiamo per telefono a Istanbul, Massimiliano Fuksas. Sembra decisamente felice di essere lì e non qui, lì sulle rive del Bosforo coperte sorprendentemente di neve, e non qui in questo primo accenno di primavera italiano, dove è difficile trovare il senso delle cose che avvengono. Fuksas è uno dei più grandi nomi internazionali dell'architettura contemporanea. Ha lavorato e insegnato nel mondo, esportando oltralpe il famoso genio italiano. Ha diretto la Biennale Architettura fino a!2001, evento dal quale lanciò la famosa provocazione: "The city: less Aesthetics, more Ethics". Come a dire: basta con la estetizzazione dei concetti, riprendiamoci la forza delle idee e della creatività. Provocazione che sarebbe bene rilanciare, in un momento pesante come questo. Parlando di beni culturali, negli ultimi due anni siamo andati ben oltre la cristallizzazione. Siamo ormai dalle partì della loro dichiarata svendita. Un progetto che era già evidente tra le righe della Finanziaria, e poi diventato operativo con il nuovo Codice dei beni culturali, ideato, stilato e approvato dal governo del signor B e dai suoi ministri. «E' incredibile quello che può succedere nel nostro paese - ci dice Fuksas, tra l'ironico e l'amareggiato -. Quando non si sa come gestire e applicare le leggi, se ne fanno di nuove. Invece di studiare e pensare come tutelare i beni culturali, si elabora un codice talmente complesso che frutterà alla fine solo una montagna di cause civili. Tanto ce ne sono in sospeso solo qualche milione nei nostri tribunali...». Una visione pessimistica. Del resto suffragata da un codice in cui si prenderanno decisioni sulla base di principi come quello del silenzioassenso. L'ufficio competente non risponde per tempo alla richiesta di alienazione di un bene ambientale, allora vuole dire che si può fare... Invece di far funzionare gli uffici, si trova un modo per condonare preventivamente l'eventuale privatizzazione. Un'altra bella dimostrazione di inefficienza. Hai detto la parola chiave: "privatizzazione". E che altro avrebbero potuto produrre personaggi che sono stati investiti di ruoli lontanissimi da loro? Il nostro, in questo momento, è un paese dominato da persone incompetenti e anche presuntuose. Invece di studiare, rispondono con arroganza. Giocano a chi è più furbo, a chi fa più pasticci. E in questo momento nel nostro paese se ne stanno facendo davvero tanti. Eppure, la questione dei beni culturali in Italia dovrebbe essere, a dir poco, centrale. E non lo è da molti anni. Come mai tanta poca attenzione, anche dai precedenti governi di centro-sinistra? In questi casi contano i fatti. E i fatti dicono, ad esempio, che una catalogazione dei beni italiani in tutela al Vaticano è stata completata solo pochi anni fa. E poi, bisognerebbe domandare a questa gente cos'è per loro un bene culturale. Un paesaggio, è un bene culturale o no? Per me, sì. I beni paesaggistici, se non sbaglio sono proprio quelli più a rischio con la nuova legislatura. Sì, perché per chi ci governa in questo momento un paesaggio non è un bene, ma solo qualcosa da condonare. Pensiamo a quello che è stato fatto intorno a Siracusa e su tutta la costa siciliana... Adesso, invece di buttare giù - e non potendo brutalmente condonare perché ci sono leggi italiane preesistenti che tutelano i nostri paesaggi - inventano un modo per derubricare il reato. Tolgono il vincolo paesaggistico rendendo il condono efficace in seconda battuta. Sul nuovo codice dei ben culturali, ci sono state alcune proteste dei movimenti per l'ambiente, delle associazioni. Ma, sarà anche un problema di scarsi spazi e mezzi di informazione, le voci di protesta dal mondo intellettuale e degli operatori e dei docenti universitari non giungono particolarmente alte. Anche in questo esprimo la mia preoccupazione e l'amarezza. Credo che queste voci in realtà non ci siano, o comunque non si uniscono, non si sentono. I giornalisti continuano a chiamarmi perché sanno qual è la mia posizione. E io continuo a ripetere le stesse cose, ma non credo che basti. Il problema però mi sembra abbastanza generale. Ho l'impressione che in Italia facciano fatica ad emergere le voci "contro". Quelle che sanno gridare allo scandalo come ha fatto Michael Moore in America. Insomma, nemmeno una piccola speranza? La mia speranza è più generale, si allontana da quest'Italia che vista da fuori non conta molto, anzi conta sempre meno. Quindi, speriamo che Bush perda le elezioni, che Blair rimetta la testa a posto, che l'Europa riprenda l'iniziativa. E in Italia, speriamo che la politica recuperi la capacità di creare visioni, progetti, futuro. Altrimenti resteremo così, in balia del libero mercato, cultura compresa.
Fuksas: Troppo deboli le voci "contro"
Massimiliano Fuksas, architetto internazionale, parla con il giornalista sul nuovo codice dei beni culturali. Fuksas è critico verso il codice, che considera complesso e che potrebbe fruttare cause civili. Ha anche critiche per la privatizzazione dei beni culturali e per la mancanza di attenzione verso la questione dei beni culturali in Italia. Fuksas sostiene che il paese dovrebbe avere una visione più chiara e un progetto per il futuro, ma che attualmente è dominato da persone incompetenti e presuntuose. L'architetto esprime la sua preoccupazione per la protezione dei paesaggi e dei beni culturali in Italia, e spera che la politica possa recuperare la capacità di creare visioni e progetti per il futuro.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo